Le donne al primo posto nella scala della buona integrazione

Recentemente è presentato al Centro Congressi Fondazione Cariplo di Milano il XV Rapporto Nazionale sulle Migrazioni 2009 realizzato dalla Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità).

Tanti i dati rilevati e divulgati. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che questi numeri sono in realtà persone. Persone che da "pura forza lavoro" sono diventate popolazione a tutti gli effetti. Ed è stata questa la parte centrale del convegno: "Storie d’immigrati integrati o non integrati". Durante l’evento è stato altresì presentata la prima Ricerca Nazionale sull’integrazione degli immigrati in Italia da cui è stato tratto il libro "Indici d’integrazione", a cura di Vincenzo Cesareo (Segretario Generale della Fondazione Ismu) e Gian Carlo Blangiardo, professore di Demografia e Direttore del Dipartimento di Statistica, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

La ricerca ha coinvolto circa 12.000 immigrati in tutta Italia, intervistati fra la fine del 2008 e i primi mesi del 2009. Punto chiave, l'elaborazione del concetto d'integrazione. Un indice finalizzato a misurare il personale percorso d'inserimento delle persone immigrate nella nostra società sotto 4 profili: economico, sociale, politico e culturale.

"Al primo posto nella scala della buona integrazione ci sono le donne. In prevalenza coniugate, specie se con italiani, e con figli. Gli stranieri più inseriti hanno poi istruzione elevata e redditi abbastanza alti. Sono in Italia da molto tempo (in buona parte da oltre 15 anni); vivono con i loro familiari e mantengono pochi legami di relazioni e di aiuto economico con il Paese d'origine".

"Il processo di integrazione necessita tempo ed è bidirezionale perché –ha spiegato Vincenzo Cesareo- non riguarda solo gli immigrati ma anche i cittadini del Paese che li accoglie".

Secondo il Report la nazionalità più numerosa è quella dei romeni (968.000 presenze, pari al 21% del totale), albanesi (538.000), marocchini (497.000). I musulmani sono 1,2 milioni ed i cattolici 860.000. Per quanto riguarda il lavoro e nonostante la crisi economica, si è registrato un aumento dell’occupazione degli immigrati (222.000), la diminuzione degli irregolari (che da 651.000 passano oggi a 422.000) e l’aumento delle iscrizioni a scuola di immigrati senza cittadinanza italiana ma nati nel nostro Paese.

"Dieci anni fa -ha ricordato Vincenzo Cesareo- il primo rapporto sulle migrazioni registrava nell'Italia del 1998, 1.300.000 stranieri. Al 1° gennaio 2009, sul territorio nazionale, gli immigrati sono più di 4,8 milioni, con un aumento di circa mezzo milione in più rispetto all'anno passato".

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