Donne più preparate e meno retribuite, perché?

Nulla di nuovo sotto il sole freddo di questo inverno: si continua a parlare di donne e lavoro. L’argomento è seriamente dibattuto e molto lentamente iniziano a nascere idee per cercare di riequilibrare la situazione. Parlando di numeri, a tutti i livelli, dalle manager alle operaie si riscontra la medesima disparità rispetto ai colleghi uomini.

Dati interessanti quelli resi noti in questi ultimi giorni dall’Assessore regionale al lavoro del Friuli Venezia Giulia – una donna - Alessia Rosolen a seguito di un monitoraggio durato due anni (2006 e 2007) sulle imprese della Regione (target: con oltre 100 dipendenti). Il focus ovviamente era la donna, i ruoli ricoperti e gli stipendi ad esso correlato. Ebbene, nemmeno in questo caso la situazione viene smentita: "le donne hanno stipendi inferiori, vengono stabilizzate con meno frequenza e quando assumono incarichi dirigenziali investono molto di più sulla propria formazione".

I settori in cui la presenza è maggiormente femminile, quindi si parla di oltre il 70%, sono: il commercio, la sanità e gli altri servizi pubblici sociali e personali.

Toccando l’argomento stipendio si scende in aperta polemica perché anche il Friuli Venezia Giulia rientra nella media nazionale della differenza salariale di genere, compresa tra il 22 e il 23%.

"Una persona su tre –ha dichiarato la consigliera di Parità Maria Grazia Vendrame- tra gli stabilizzati al lavoro, è una donna e solo lo 0,3% delle posizioni dirigenziali sono rosa, contro il 2,5% degli uomini. Tuttavia i numeri dicono che le donne manager investono di più nella formazione rispetto agli uomini: una media di 15,5 ore all'anno contro le 12,2 in campo maschile".

Alla luce dei dati continuamente negativi da nord a sud, verrebbe un po’ da dire: "donne cornute e mazziate". La ratio per la quale si perpetua ancora questo modo di ragionare e di fare rasenta l’assurdo. Davanti a tutto ciò la sensazione più viva è quella di impotenza. E rimane stagnante. Come l’Italia rimane l’ultimo dei Paesi a nuotare controcorrente rispetto al resto del mondo: impoverire. A qualcuno converrà di sicuro, ma sono in pochi. Il resto rimane a guardare?

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