Festa della mamma, al lavoro

Togliamo subito l’ambiguità che può emergere dal titolo, se non avete fatto gli auguri per la festa della mamma non vi sto esortando con solerzia a rimediare alla dimenticanza. Quella di cui vi parlo è la festa delle mamme (e papà) lavoratori. Il 25 maggio potrete portare i vostri figli sul posto di lavoro, concordando tempi e modi con il datore di lavoro, per un tempo anche simbolico di qualche ora o meno per condividere il vostro essere genitori con l’ambito lavorativo.

L’iniziativa, promossa dal Sole 24ore e Job24, prende ispirazione da una festa statunitense che fu ideata da delle associazioni femminili, come racconta in un intervista a Dol's.net il giornalista Walter Passerini, promotore di questa festa anche nelle ditte italiane.

Questo evento è poco conosciuto, visti anche i risultati usciti oggi di un sondaggio condotto da Monster.it su questa festa. Gli Italiani che hanno partecipato al sondaggio hanno risposto di non saperne nulla ben nel 76% dei casi, mentre coloro che ne sono a conoscenza rappresentano il rimanente 24%.

La festa nasce appunto come festa della mamma sul lavoro, ma l’idea si è allargata anche ai papà, anche se è indubbio che l’intento della festa sia rivolto con maggior forza verso le mamme, perché – inutile nascondersi dietro a un dito - più penalizzate rispetto agli uomini dall’essere genitori-lavoratori. Nessun uomo intorno alla trentina verrebbe “vagliato” in fase di colloquio di selezione per sapere se ha in progetto di diventare presto padre, e quindi assentarsi dal lavoro per il periodo della “paternità”. A nessun uomo lavoratore precario/tempo determinato verrebbe fatto capire che entrare in “paternità” comprometterebbe il rinnovo del suo contratto ecc…

L’idea di portare i figli al lavoro vuol evidenziare agli occhi del datore di lavoro la complessità della lavoratrice come donna/madre, che ha una vita al di là dell’ufficio/luogo di lavoro, in pratica per “sdrammatizzare” l’aspetto della maternità (se mai ci fosse qualcosa di drammatico). Secondo il giornalista W. Passerini:

“[…]spesso le aziende non riescono ad accettare e' che la donna sia anche solo potenzialmente madre. Ma e' una follia pura pensare che il datore di lavoro accetti la donna solo nella sua veste di lavoratrice ma la rifiuti nella veste di madre. E' la negazione della vita. Anche per le donne non e' giusto che l'alternativa sia tra il lavoro e la maternita'.”

Oltre che per i datori di lavoro la festa ha l’intento di comunicare un messaggio anche ai figli, perché vedendo con i loro occhi e toccando con mano il posto di lavoro dove mamma/papà si assentano possano capire meglio le ragioni di un’assenza, che a loro spesso risulta ingiustificata.

Se il vostro datore di lavoro non ne fosse informato stampate questa pagina e lasciategliela in bacheca o sulla scrivania, chiaramente dovrà concedervi il permesso per la festa, con iniziative ed eventi a sua totale discrezione. Scoraggio fortemente chiunque da portarsi l’asilo nido in ufficio senza avergli richiesto l’autorizzazione.

Insomma, si deve chiedere il permesso come si faceva con la mamma per fare la festina delle medie, tutto torna e si ripete…

via | Dol's

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