Da quell’ovvia sede che è il palco del Meeting di Comunione e liberazione di Rimini, il senatore a vita e mancato presidente del Senato Giulio Andreotti ha lanciato il suo altolà ai Pacs, per ottenere l’applauso di una platea reazionaria, codina e bigotta, pronta a svendere però la coscienza al dio denaro. Quello stesso Andreotti, ricordiamolo, che da presidente del Consiglio firmò la legge italiana sull’aborto.

Ma tant’è: per ottenere vantaggi politici, qui in Italia, va di moda calpestare i diritti delle minoranze, in nome di un’ideologia ancorché religiosa. Come fa Mastella, che non ha problemi per le coppie eterosessuali, ma con “i gay”. Direi che la sensazione è reciproca.

Andreotti, quindi, ha schierato sé stesso e gli altri senatori a vita contro i Pacs e contro i diritti di gay e lesbiche: “Prodi sa che non li voteremmo”, ha detto, peccando forse di presunzione. A parte l’imprescrutabile (ma al fondo lucidissima) presa di posizione di Cossiga, in tempi non sospetti hanno già espresso il proprio sostegno a una norma per le coppie gay sia l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro sia la professoressa Rita Levi Montalcini; per non parlare di Emilio Colombo e di Pininfarina, che da laico e liberale non dovrebbe essere un oppositore della legge.

E comunque, se anche cattolici del centrosinistra come la Binetti e altri della Margherita arrivassero al punto di dire no a una norma sulle unioni civili, in un voto libero del Parlamento mi aspetto che alcuni laici e liberali del centrodestra – almeno nomi come Alfredo Biondi, Del Pennino e Jannuzzi – non faranno mancare il loro sostegno.

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