Dimmi se hai figli e ti dirò quanto guadagni

“Tu donna partorirai con dolore…” e sia stato così per volere divino o di madre natura ormai questo dictat l’abbiamo accettato da secoli, con le dovute attenuanti dell’ultimo secolo quali ginnastica pre-parto, yoga, ed epidurale uber alles.

Quello che non sta scritto né sulla bibbia né su altri testi, altrettanto o meno sacri, è che l’essere madre comporti per le mamme lavoratrici una busta paga inferiore alle colleghe che non conoscono le gioie della maternità. Insomma, povere mamme, becche e bastonate, lasciatemelo dire.

La “pulce nell’orecchio” per questa riflessione mi è arrivata leggendo quest’articolo di Salon dove la giornalista Ellen Goodman parla di un vero e proprio processo di “mammificazione”, ovvero una penalizzazione che avverrebbe a discapito delle mamme-lavoratrici.

Se negli Stati Uniti gli stipendi delle donne raggiungono nel 98% dei casi l’equivalente dei colleghi maschi, le cose cambiano drasticamente per quanto riguarda le lavoratrici con prole. Un esperimento condotto dalla sociologa Shelley Correll pubblicato su American Journal of Sociology ha in effetti avvalorato la tesi della Goodman.

La dott.ssa Correll, assieme ad una collega universitaria, hanno preparato dei curriculum vitae di aspiranti lavoratrici con pari requisiti ed esperienza, con la differenza che in alcuni veniva indicata la partecipazione ad un’associazione Genitori-Insegnanti.

Alla fine dell’esperimento le “mamme” venivano giudicate meno competenti per la posizione ricercata, avevano la metà delle probabilità di essere assunte rispetto alla aspiranti senza figli o rispetto a uomini, con o senza figli, ed il salario iniziale proposto era inferiore di $11,000 all’anno rispetto alle donne senza figli.

Che dire? Risultati terrificianti per chi decide di mettere su famiglia, meno male che esistono momenti di irrazionalità totale per cui ci si dimentica degli esperimenti di sociologia, altrimenti, ragazze, dev’essere proprio dura…

Via | Suicidegirlsnews
Foto | Flickr

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