Niente D&G… siamo Inglesi

Su Repubblica.it è apparsa la notizia che: ” l ’Autorità britannica di controllo della pubblicità (Asa) ha ricevuto oltre 150 proteste di cittadini, e dopo averne preso visione ha criticato le fotografie dell’ultima campagna pubblicitaria degli stilisti italiani, ricordando ai due “il loro dovere di preparare inserzioni” tenendo presente “la responsabilità che hanno nei confronti


Su Repubblica.it è apparsa la notizia che: ”

l ’Autorità britannica di controllo della pubblicità (Asa) ha ricevuto oltre 150 proteste di cittadini, e dopo averne preso visione ha criticato le fotografie dell’ultima campagna pubblicitaria degli stilisti italiani, ricordando ai due “il loro dovere di preparare inserzioni” tenendo presente “la responsabilità che hanno nei confronti dei consumatori e della società”.

Due le foto incriminate, la prima apparsa sul ‘Times’ in ottobre, dove due uomini armati minacciano la loro vittima con un coltello, mentre un altro uomo ferito alla testa giace a terra, la seconda è uscita sul ‘Daily Telegraph’ e mostra due uomini che trasportano una donna ferita con un coltello in mano.”

Francamente non è chiaro cosa ci sia di così scandaloso in questa campagna.

D&G hanno un loro stile immediatamente riconoscibile, perché sono gli inventori di quel gusto definito dalla stampa “glamour”.

Il glamour spesso accende critiche perché legato ad una concezione edulcorata della realtà che molti considerano diseducativa, ma siamo lontani dallo scandalo di un Oliviero Toscani.

Dolce e Gabbana si limitano a “patinare” qualsiasi cosa capiti loro sottomano, finanche l’arte del XIX secolo, che è, per stessa ammissione dei due stilisti, la fonte d’ispirazione della campagna incriminata. Certo, si fa sempre un pò fatica a comprenderne l’intento promozionale, se non quello legato appunto alla diffusione di uno stile “glam”.

Per il resto, l’accusa di apologia dell’uso del coltello suona davvero ridicola, non solo perché la pubblica sensibilità è abituata a ben altre nefandezze ogni giorno, ma soprattutto perché l’intento di coprire anche la scena apparentemente violenta sotto metri di lustrini è evidente, com’è evidente l’ironia sottesa a questa operazione.

Si tratta di una purissima (e ben riuscita, viste pure le polemiche) operazione commerciale.

Ci auguriamo che venga dato un aumento di stipendio al pubblicitario che l’ha ideata.

Se fanno soldi, si possono detestare (per invidia o per snobismo no-global), ma di certo non si può dire loro che non siano bravi a farli…

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