Timothy Kurek racconta il suo anno da gay (per finta)

La storia di Timothy Kurek, finto gay per un anno circa. Ecco il suo racconto ospite al liceo Tasso di Roma.

Vi avevamo parlato circa un anno fa della storia di Timothy Kurek, un ragazzo che si era finto gay per circa un anno. L’uomo, in questi giorni, è stato ospite del liceo Tasso di Roma per parlare della sua esperienza e di come si sia trovato davanti a diversi segni di omofobia e discriminazione.

Il tutto era nato dopo lo sfogo di una sua amica che era scoppiata a piangergli tra le braccia: la famiglia l’aveva cacciata a causa del suo coming out. E, davanti alle lacrime della ragazza, gli venne questa idea. Fingersi omosessuale, come raccontato nel libro che ha scritto, The Cross in the Closet

Non è un saggio su ciò che vuol dire essere gay. Non lo sono e, quindi, non posso saperlo. Ciò che potevo fare da etero era sperimentare come la gente etichettasse la categoria e cosa significasse vivere da cittadino di seconda classe

Prima vi fu il coming out alla madre…

Mia madre ha scritto sul suo diario che avrebbe preferito avere un tumore piuttosto che un figlio omosessuale. A farmi più male, invece, tra le reazioni degli amici, non sono stati i messaggi d’odio ma la totale ghettizzazione, mi hanno subito messo da parte, come se non esistessi.

Anche l’apertura tanto chiacchierata, nei paesi europei, non è sempre tale: i fatti non collimano con le parole.

In Occidente c’è un progressismo fatto di parole più che di fatti. Il movimento Lgbt è ancora oggi discriminato e la chiesa, sia cattolica sia protestante, dovrebbe dare delle risposte chiare perché per la prima volta nella storia i diritti civili di un grande gruppo sociale sono oggetto di discussione in tutto il mondo. Ciò che consiglio ai ragazzi è di cambiare prospettiva: passare dal bianco e nero al colore.

Via | Repubblica

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