Libri per donne: Ragazze del Nordest di Romolo Bugaro e Marco Franzoso

Primo piano di ragazza in bianco e nero

Ragazze del Nordest ci racconta di cosa succede a noi donne quando cerchiamo e troviamo l'uomo che ci rovinerà la vita. E' il libro agli antipodi di Spritz!, una chick lit padovana molto su di giri. Le nove ragazze che raccontano le loro storie, affidandosi alla penna di Romolo Bugaro e Marco Franzoso, sono la sintesi delle nostre tendenze autolesioniste. Un campionario di autodistruzione femminile cui dovremmo regalare una seduta da Ute Ehrhardt.

Le mie reazioni al libro sono state le seguenti. Primo racconto: mah, una delle solite storie che ho già sentito. Fine del primo racconto: ma non saranno mica tutte così? Vado avanti. Secondo racconto: che roba, alla fine ci somigliamo tutte. Da lì in avanti: ma quanto mi fanno incazzare i maschi. Pure noi, però, uscire dalle nostre turbe mentali, eh. Alla fine del libro ho messo in ordine i pensieri.

Insomma: per chi vive nel nord est ci sono alcuni modi di vivere, situazioni riconoscibili. Per il resto potrebbero essere ragazze/donne che vivono in tutta Italia perché certi pensieri, in certe situazioni ci siamo messe tutte noi. Certo che, mi viene da chiedermi, se i due autori volevano esplorare il mondo dei sentimenti femminili, non hanno pensato che ci sono anche storie e percorsi di crescita che finiscono bene? O non interessano a nessuno? O è difficile trovarne nel Nord Est?

Il libro, edito da Marsilio, è l'ideale prosecuzione di una precedente raccolta intitolata I nuovi sentimenti, curata sempre da Bugaro e Franzoso. A questo punto sono curiosa di leggerla. Mi chiedo se da questi due volumi si possa in qualche modo capire come gli uomini ci guardano, cosa vedono nelle nostre storie. Di sicuro, vorrei leggere un libro degli stessi autori che avesse un titolo tipo Toste ragazze del Nordest, perché noi sappiamo già quanto e come farci del male. Il punto è prendere esempio dalle nostre sorelle che hanno smesso di farlo.

La citazione: Siamo andati all'officina e ci siamo spogliati. Mi sono messa a sedere sulla scrivania, ho allargato le gambe. E mentre Riccardo entrava dentro me, mentre si muoveva nel solito modo, che non mi piaceva più, ho detto a me stessa: Cosa cazzo, stai facendo, come puoi essere di nuovo qui, vuoi annientarti, è questo che vuoi!

Foto | Flickr

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