Pizzeria Christmas Tree

Ieri sera rientrando dall’ufficio mi sono fermato a comperare una pizza da asporto, il lunedì è già una giornata abbastanza dura senza il bisogno di dover anche cucinare, all’interno della pizzeria c’era una grande confusione, scotoloni di vecchie decorazioni e due cameriere italo marocchine che allestivano divertite l’albero di Natale. Sono tanti anni che non

Ieri sera rientrando dall’ufficio mi sono fermato a comperare una pizza da asporto, il lunedì è già una giornata abbastanza dura senza il bisogno di dover anche cucinare, all’interno della pizzeria c’era una grande confusione, scotoloni di vecchie decorazioni e due cameriere italo marocchine che allestivano divertite l’albero di Natale.
Sono tanti anni che non faccio più l’albero di Natale ma vedere con quanta gioia e divertimento queste due ragazze di sedici anni lo decoravano mi ha riportato a vivere quel momento che ogni bambino aspettava trepidante tutto l’anno.
Una delle due ragazze non aveva mai fatto l’albero di Natale, era il suo primo albero per cui il rito veniva vissuto con curiosità e naturalezza.
Abbellire un conifero sempreverde a crescita rapida è una pratica che ha origini lontanissime, qualcuno la fa risalire ad un’antico mito pagano delle tribù Germaniche, in realtà la sua diffusione in Europa avviene con l’inizio dell’800 prima a Vienna portato dai Prussiani, poi introdotto in Francia dalla duchessa d’Orleans nel 1840, nel 1848 in Inghilterra dal Principe Alberto e poi negli Stati Uniti come usanza della Upper Class della costa ovest.
In italia arriva tardi perchè per molto tempo al conifero abbellito di dolci e decorazioni di origine protestante anglo germanica abbiamo preferito la rappresentazione della scena della Natività, o meglio il presepio, ampiamente diffuso in tutta l’area meditterranea cattolica.
L’Abete addobbato sbarca in Italia nel 900, dal secondo dopoguerra in poi avrà una diffusione di massa fino alle due ragazze italo marocchine della pizzeria.

La vicenda dell’albero di Natale ci fa comprendere che la cultura e le sue celebrazioni si evolvono, si diffondono, si trasformano, che parole come difesa delle tradizioni sono un’idiozia, perchè niente nella storia dei popoli e delle culture rimane immutato, dalla chiusura non è mai nato niente di buono.