La primavera lgbtq fiorita in tarda estate

È un fatto: la comunità gay romana, in primo luogo, e quella italiana tutta, poi, hanno visto fiorire in meno di un mese una vitalità insperata. Nell’idea che io mi sono fatto, la causa di questo movimento che si spande per tutta la penisola come uno tsunami rivitalizzante non è solo o non è tanto

di fpdr


È un fatto: la comunità gay romana, in primo luogo, e quella italiana tutta, poi, hanno visto fiorire in meno di un mese una vitalità insperata. Nell’idea che io mi sono fatto, la causa di questo movimento che si spande per tutta la penisola come uno tsunami rivitalizzante non è solo o non è tanto da ricercare nelle aggressioni e nelle intimidazioni omofobiche che si sono moltiplicate nelle scorse settimane, da Pisa a Roma, da Bologna a Napoli, senza scordare Firenze e Rimini.

Al di là dei singoli fatti di cronaca scatenanti episodiche e puntuali reazioni, quello che è andato montando e finalmente ha trovato modo di eruttare in piazza è la conseguenza una crisi generalizzata del rapporto tra persone omosessuali e transessuali e i soggetti che si fanno tradizionalmente carico delle loro istanze. Qualunque speranza di un’incidenza diretta sull’azione parlamentare è infatti naufragata, vuoi per il naufragio della sinistra italiana, da sempre sponda di riferimento privilegiata per il movimento, vuoi per le difficoltà oggettive e ormai cronicizzate che la politica tutta ha di farsi carico delle vite reali e delle problematiche quotidiane dei cittadini.

Laddove anche la fiducia nelle associazioni che promuovono i diritti o la cultura lgbtq è andata progressivamente logorandosi, sono le potenzialità della rete ad aver dato corpo a una nuova ondata di mobilitazione. Facendo un breve rewind, è del 28 agosto scorso l’appuntamento con il primo “micro pride” di liberi cittadini che si sono dati appuntamento e auto-organizzati tramite FaceBook e sms: tutto è cominciato a Roma con un centinaio di manifestanti che sfilano, in una fiaccolata spontanea che collega idealmente via di San Giovanni in Laterano (la discussa gay street capitolina) e il Campidoglio, con il motto “We have a dream”. Fino ad arrivare alla fiaccolata, la quarta a Roma, stanziale, prevista il prossimo 18 settembre a Montecitorio.

In mezzo, altre due fiaccolate a Roma, annunci di prossime manifestazioni nazionali e iniziative simili riprese in molte parti d’Italia, con un numero crescente di persone partecipanti e un fervore montante. Da qui, le risposte della politica ufficiale (sempre inadeguate, vedi Carfagna e Alemanno, suscitando persino un interessamento del Presidente della Repubblica) e un duro attacco interno al movimento (vedi le 10 domande sottoposte pubblicamente al presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo e a Imma Battaglia di GayVillage). Che ne pensate? Che frutti porterà questa primavera? Verrà in qualche modo ridiscusso il rapporto tra movimento, associazioni e politica istituzionale? Si andranno coagulando nuove forme di comunicazione e intervento della comunità trans, gay e lesbica? Che conseguenze avrà tutto questo sull’appuntamento annuale del Pride? Cosa potrebbe cambiare in tempi brevi in termini di miglioramento della qualità della vita delle persone lgbtq?

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