Graphic design in modern Iran

Nel panorama del Graphic design internazionale tolto qualche sporadico “exploit” assistiamo ad una progressiva omogeneizzazione linguistica e semantica, in questo processo nel quale vediamo venire meno le peculiarità di aree geografiche e culturali ha sicuramente avuto un ruolo fondamentale la tecnologia e i software che in quanto tools/strumenti hanno ridotto lo spettro delle possibilità, hanno


Nel panorama del Graphic design internazionale tolto qualche sporadico “exploit” assistiamo ad una progressiva omogeneizzazione linguistica e semantica, in questo processo nel quale vediamo venire meno le peculiarità di aree geografiche e culturali ha sicuramente avuto un ruolo fondamentale la tecnologia e i software che in quanto tools/strumenti hanno ridotto lo spettro delle possibilità, hanno indotto ad abbandonare tecniche e metodologie tradizionali in un processo irreversibile che ha progressivamente fatto venire meno quell’abilità manuale che per secoli ha caratterizzato le arti applicate.
Ovviamente stiamo parlando di paesi dove l’accesso alla tecnologia è largamente diffuso escludendo la parte molto probabilmente più popolosa del pianeta: l’Africa sud sahariana e gran parte dei paesi del Maghreb, molte popolazioni del Medio Oriente, l’Asia centrale, le aree rurali della Cina e dell’India, molte popolazioni del centro e sud America.

Se da una parte del pianeta abbiamo grafici con funzioni sempre più specialistiche, in grado di comunicare ed interagire tra loro attraverso la rete e il cui ruolo è molto spesso subordinato alla capacità d’utilizzo di programmi e applicativi, dall’altra abbiamo delle realtà culturali che utilizzano ancora gli strumenti tradizionali e che per motivi di varia natura vivono una condizione di subalternità ed isolamento rispetto alle vicende e all’evolversi della grafica internazionale.

E’ il caso dell’Iran, paese con una antica tradizione calligrafica giustificata dal dogma religioso che in tutti i paesi mussulmani proibisce le rappresentazioni figurative sacre, da una vivacità culturale delle nuove generazioni che nelle arti visive trova uno spazio dove esprimersi e da un’incredile abilità tecnica.

E’ paradossale vedere come in un paese governato da un leader politico reazionario ed intransigente che arriva perfino a negare lOlocausto possa in risposta sbocciare una scuola tipografica così elegante, poetica, sicuramente destinata ad essere ricordata come uno degli episodi più importamti della grafica del nuovo millennio.
L’esposizione che ne ha cosacrato il successo anche se forse sarebbe meglio dire che gli ha semplicemente dato visibilità si è tenuta in Francia nel 2002, una mostra di posters nel contesto del mese del graphic design dal titolo evocativo “un grido persiano“.

Gli autori e i gruppi che esercitano una maggiore influenza sono: il calligrafo Mohamad Ehsaei, Reza Abedini, il gruppo 5th Color, Saed Meshki e i giovani Farzad Fazouni e Iman Raad.

Con la speranza che avvenga presto un cambiamento interno a questo importante e culturalmente influente paese del mondo arabo e che questa vitale generazione di grandi grafici e comunicatori sia solo l’avanguardia di un movimento democratico di massa.

Per chi volesse saperne di più è uscito un volume edito dalla Mark Batty publisher di New York dal titolo New visual culture of modern Iran.

Molti link agli autori li ho trovati via Pingmag di cui vi segnalo questo articolo in grado di chiarire molte nostre lacune sulle scritture arabe.


Reza Abedini


Saed Meshki


Saed Meshki

Ultime notizie su Mostre

Tutto su Mostre →