"La vagina" vietata negli spot: ecco come i tabù nascono dalle parole

Recentemente pare che alcuni network televisivi americani, abbiano bandito la pubblicità di un assorbente interno semplicemente perchè lo spot ideato dalla compagnia avrebbe utilizzato un termine davvero troppo scandaloso per le famiglie perbene: "vagina". Insomma, come è potuto venire in mente a una casa produttrice di assorbenti interni di utilizzare il termine anatomico "vagina" per uno spot pubblicitario?!?!?!?

Ok. Se non si fosse capito, lo dico a chiare lettere: il primo paragrafo di questo post voleva essere intenzionalmente, assolutamente, decisamente ironico. A voi non sembra assurdo che non si possano chiamare le cose con il loro nome? Al di là del fatto che io possa essere favorevole o contraria agli assorbenti interni e/o alle pubblicità degli assorbenti in generale, la censura dei termini a me sembra un concetto che potrebbe trovare la sua giusta collocazione solo su Flatlandia. Chiamare le cose con il proprio nome significa essere chiari e consapevoli. E se il nome di una cosa poi non ha nulla di volgare, ma è anzi un termine scientificamente appropriato, non riesco proprio a trovare un solo motivo per bandirlo.

A voi piacerebbe essere chiamate "Carla" quando in realtà vi chiamate "Monica", perchè magari Carla è un nome che ferisce la sensibilità di qualcuno? Le tv americane, che pure dovrebbero essere più aperte e meno avvilenti della nostra (cfr. l'intervista con Lorella Zanardo sulla tv italiana e il corpo delle donne), hanno imposto alla ditta produttrice di assorbenti, di utilizzare al posto di "vagina" un termine tipo "laggiù". Laggiù sulle colline? Laggiù in riva al mare? Laggiù COSA?? Poi ci si stupisce se le 14enni si infilano i tamponi da un'altra parte (perchè capita anche questo).

La chiarezza innanzitutto è una grande cosa, ma a molti pare dia fastidio. Se quella cosa che c'è "laggiù" si chiama vagina, termine scientificamente riconosciuto a livello quasi planetario, perchè nominarla chiamando in causa quella figura retorica che intenzionalmente afferma una cosa per intenderne in realtà un'altra (dicesi: allusione)??? Ecco, i tabù sul proprio corpo, sul rapporto con esso, sul rapporto con gli altri corpi e quindi infine anche sul sesso, cominciano proprio da qui, dall'uso dei termini, dalle parole. Se la vagina non si può neanche nominare, figuriamoci cosa possa significare usarla: una catastrofe sociale.

Io comprendo che alcune persone caratterialmente si possano intimidire o imbarazzare di fronte all'esplicito, ma se chiamare occhi quelle due palle colorate che abbiamo ai due lati del naso non ci scandalizza, allora dovremmo imparare a farlo con tutto il resto del nostro corpo. Anzi, c'è chi propone addirittura di imparare ad avere confidenza con la propria vagina, dandole un nome "simpatico" o affettuoso, l'importante è darle un nome; imparare a chiamare le cose per poterle identificare nel modo giusto significa cominciare a conoscere se stessi e il mondo.

E poi c'è un'altra questione: se la parola "vagina" ferisce la sensibilità di qualcuno, perchè le tette e i culi al vento di decine e decine di veline, letterine e quant'altro, non ci scandalizzano affatto??!?!

Via | PsychologyToday

Foto | Flickr

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