Davide, 17enne gay, torna a parlare e ribadisce: “Fateci esistere” (ma perché?)

Dopo le polemiche scatenate dalla sua lettera a Repubblica, Davide si è lasciato intervistare: “Chiediamo solo di esistere”

Lui si chiama Davide e ormai lo conoscete tutti: è un ragazzo gay che ha recentemente scritto a Repubblica per denunciare l’inaffidabilità della politica italiana e confessare che, allo stato attuale dei fatti, non vede altra via di uscita se non il suicidio.

Ha ricevuto la risposta del Presidente della Camera Laura Boldrini, quella di Anna Paola Concia e di molti altri ancora: per esempio, quella della coppia gay che a Sanremo 2013 ha annunciato il suo matrimonio. L’opinione della comunità LGBT si è spaccata in due, tra coloro che lo hanno ritenuto una vittima e coloro che, invece, lo hanno capito sin da subito, avendo provato le stesse sensazioni durante l’adolescenza e non solo.

Proprio per il dibattito che ne è scaturito, Repubblica.it ha voluto intervistarlo, affrontando le questioni più importanti emerse in questi giorni; qui di seguito vi riportiamo gli stralci più interessanti:

Centinaia di mail al giornale, migliaia di condivisioni su Facebook. Molti apprezzamenti e molte critiche. Sei pentito di averla scritta?

“Nessun pentimento, ma molta ansia, questo sì. Non mi aspettavo tutto questo. […] Non voglio diventare qualcuno da mostrare in televisione. Non sono il rappresentante di una categoria. Già mi sento molto esposto”.

Lanci la pietra e ritiri la mano?

“Non la ritiro per codardia, ma perché provo a fidarmi delle istituzioni. È una fiducia mal riposta? Tocca a loro lavorare adesso. Se i parlamentari si svegliassero la mattina pensando che il luogo in cui vanno è costato la vita a molti, ci sarebbe ancora la speranza di un miglioramento”.

[…]

Chi altri sa?

“Nessuno. Non tra gli amici, non a scuola”.

È come se tu vivessi nascosto.

“In un certo senso è così. Diciamo che sono consapevole delle conseguenze a cui andrei incontro svelandomi. Preferisco restare al mio posto. La gente mi guarderebbe con occhi diversi. Credo invece di dover essere giudicato per ciò che valgo e per quanto posso dare agli altri”.

[…]

La tua lettera ha diviso la trincea del centrodestra e riacceso qualche dubbio nei cattolici. Si affaccia l’ipotesi di una iniziativa di legge bipartisan per i diritti degli omosessuali. Te l’aspettavi questa risposta politica?

“Mi viene da ridere. Di politico io non ho nulla, non riesco neppure a leggere ad alta voce in classe. C’è chi in quella lettera ha voluto vedere anche cose alle quali neppure avevo pensato. Non sono molto ottimista, credo che tra un paio di giorni tutto tornerà come prima. I partiti hanno bisogno di tenere le questioni aperte per scopo elettoralistico. Il diritto alla normalità non ci è concesso”.

Torno alla Chiesa. È l’ostacolo principale?

«Una spina nel fianco. Il potere temporale della Chiesa ha soffocato il cristianesimo. Eppure la Chiesa dovrebbe essere madre di tutti quanti, anche dei figli di cui non è particolarmente orgogliosa. Credo che nelle alte gerarchie vaticane l’odio contro i gay sia forte, ma se poi vai a parlare con i preti delle parrocchie ritrovi la chiesa cristiana, quella che sta accanto alla nostra piccola vita quotidiana. Penso a don Gallo, per esempio. Ecco, sembra di essere tornati alla Francia del 1700, alla divisione tra alto e basso clero. Ripongo molte speranze in papa Francesco, nella sua volontà di affidarsi al Vangelo».

[…]

Tu pensi come un adulto, meglio di tanti di noi.

«Si sbaglia, sono un adolescente che fa i conti con qualcosa di più grande di lui. Forse è solo una questione di maggiore o minore sensibilità. È difficile tenersi tutto nel cuore, ci sono problemi che non si risolvono unicamente con le proprie forze. Allora cerchi qualcuno che ti accetti, che ascolti. La mia lettera non vuole dire altro, se non: siamo qui, esistiamo, fateci esistere. E vuole sapere una cosa: non mi aspetto nulla”.

Ma perché devono “farci esistere”?

Non sappiamo se Davide abbia cambiato o meno idea, dopo i recenti interventi, ma crediamo che in una marea di dichiarazioni giuste e condivisibili, ce n’è una proprio intollerabile: noi siamo qui, esistiamo e nessuno – fosse anche lo Stato – “deve farci esistere”. Se così fosse, tra noi – minoranza (ma non tanto) – e i morti viventi non ci sarebbe alcuna differenza.

Via | Repubblica.it

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