La classifica delle donne più cattive di sempre: Maria I Tudor

Le donne sono conosciute per la loro dolcezza, perchè naturalmente portate alla maternità e alla sensibilità. Ma c'è una cosa che potenzialmente caratterizza in modo altrettanto sicuro alcune donne: la cattiveria, di un'intesità forse paragonabile a tutto l'amore di cui l'essere umano femminile può essere capace. Una doppia faccia caratterizza dunque il mondo femminile, popolato di esseri delicati ed eterei, capaci di trasformarsi in belve feroci se attaccate laddove si annidano i loro punti più deboli.

Anche gli uomini, in quanto esseri umani, sanno naturalmente diventare cattivi, ma la loro cattiveria è anche un luogo comune, un tratto caratteriale facilmente descrivibile con termini come "violenza", "egoismo", "arrivismo", "brutalità", "indifferenza". La cattiveria femminile invece è quasi sempre venata di qualcos'altro, il suo motore scaturisce quasi sempre da una sofferenza o da un isterismo non meglio identificato frutto di qualche sopruso oppure della pazzia pura (in ogni caso non giustificabile), la sua manifestazione è molte volte arguta, sottile, maliziosa, qualche volta plateale. E spesso, il confine tra brutalità e dolcezza nelle donne davvero "cattive" è talmente labile da confondersi. Una cattiveria forse più pericolosa, sicuramente più temibile.

Ecco a questo proposito una classifica delle donne più cattive di sempre. Donne che possono più o meno rientrare in questo ritratto sommario, destando fascino ma anche comprensibile rifiuto. La prima donna di cui parliamo, partendo dall'ultimo posto della classifica, si chiama Maria, guardacaso lo stesso nome attribuito anche all'unica donna senza peccato. Ma qui si tratta di Maria I Tudor, regina d'Inghilterra dal 1553 al 1558, un personaggio che si è meritato un posto d'onore anche fra le "Donne scandalose" della nostra rubrica.

Fu talmente cattiva, da essere ricordata come "Maria la Sanguinaria " (Bloody Mary), poichè si dimostrò addirittura feroce e spietata nella sua lotta ai protestanti, per restaurare il cattolicesimo; fece giustiziare centinaia di persone, per scopi peraltro egoistici; l'affermazione della religione cattolica infatti non era per lei un obiettivo dettato dalla fede, tutt'altro: essa era unicamente il mezzo per rivendicare il proprio diritto non solo a governare, ma anche a esistere in quanto figlia di un re e in quanto essere umano. Suo padre infatti fu Enrico VIII, lo stesso che per colpa di un'altra donna, Anna Bolena, si staccò dalla Chiesa di Roma per poter divorziare dalla sua legittima moglie.

Dal momento in cui sua madre, Caterina d'Aragona, fu rinnegata dal padre, Maria fu allontanata da entrambi i genitori, relegata come una prigioniera e condannata all'indifferenza. Condizione che la annientò psicologicamente, dopo un'infanzia al contrario piena di felicità e di affetto. Quando all'età di 37 anni, acclamata dal popolo come legittima erede, Maria salì al trono, la sua vendetta cominciò a compiersi. Ma la sua fu una vita densa di isterismi e priva di qualunque affetto, persa nella spasmodica ricerca di un'identità perduta, del potere, di una legittimazione che non arrivò mai. Nonchè di un marito che le desse un erede, unico modo per poter rimanere sul trono. Senza traccia alcuna di amore.

L'ironia della sorte prese in giro la Sanguinaria alla fine della sua vita: quando ormai aveva compiuto già da tempo 40 anni, a Maria cessarono le mestruazioni e il suo ventre cominciò a gonfiarsi. Quando, dopo più di 9 mesi, non partorì nessun bambino, fu chiaro a tutti che non si trattava di una gravidanza, bensì di un cancro. Maria morì così nuovamente beffata dal destino, trascinando con sè l'eco di un circolo vizioso di vendette, che non portarono altro che lacrime e sangue. Un unico particolare rimane dissonante nel descrivere la sua personalità e soprattutto la sua cattiveria: si rifiutò sempre di firmare la condanna a morte della sua odiatissima sorellastra, Elisabetta I.

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