Antidepressivi e rischio di suicidio

  La depressione è una patologia a rischio di suicidio. Gli antidepressivi sono stati più volte sospettati di aumentare, nei pazienti depressi, il rischio di suicidio. Riporto alcuni studi in merito. Malgrado le linee guida raccomandino il trattamento della depressione moderata e grave con farmaci antidepressivi, rimane sempre aperta la discussione riguardo la potenziale capacità

 

La depressione è una patologia a rischio di suicidio. Gli antidepressivi sono stati più volte sospettati di aumentare, nei pazienti depressi, il rischio di suicidio. Riporto alcuni studi in merito.

Malgrado le linee guida raccomandino il trattamento della depressione moderata e grave con farmaci antidepressivi, rimane sempre aperta la discussione riguardo la potenziale capacità di alcuni antidepressivi (SSRI), di indurre o aggravare l’ideazione suicida in pazienti predisposti.

Riporto la sintesi di alcuni articoli che fanno una qualche chiarezza in merito a tale questione e forniscono indicazioni sulle modalità di somministrazione di tali farmaci..

Fergusson e collaboratori, includendo in una loro review sistematica i precedenti lavori pubblicati in letteratura nei quali vengono comparati gli SSRI a placebo o ad altri trattamenti attivi in pazienti con depressione o altre patologie, trovano che:

nei pazienti trattati con SSRI aumenta di almeno il doppio l’incidenza di tentativi fatali e non fatali di suicidio rispetto ai pazienti trattati con placebo o altri regimi terapeutici, esclusi gli antidepressivi triciclici

(Fergusson D et al. Association between suicide attempts and selective serotonin reuptake inhibitors: systematic review of randomised controlled trials. BMJ 2005; 330:396-9).

Di contro, Gunnell e collaboratori , includono nel loro articolo tutti gli studi pubblicati e non pubblicati che comparano la sicurezza dei trattamenti con SSRI a placebo nei pazienti adulti con depressione o altre patologie. Questi autori valutano 3 esiti: suicidio portato a termine, non fatale autolesionismo e ideazione suicida. e trovano:

nessuna evidenza di aumentato rischio di suicidio portato a termine

debole evidenza di aumentato rischio di autolesionismo

non probante evidenza di aumentato rischio di ideazione suicida, in quanto stimata compatibile sia con modesto effetto protettivo del trattamento, sia con evento avverso.

(Gunnell D, Saperia J, Ashby D. Selective serotonin reuptake inhibitors (SSRIs) and suicide in adults: meta-analysis of drug company data from placebo controlled, randomised controlled trials submitted to the MHRA's safety review. BMJ 2005; 330:385).

Gli autori Martinez e collaboratori hanno analizzato il rischio di autolesionismo non fatale e suicidio in una numero di 146.095 pazienti con prescrizione di SSRI o antidepressivi triciclici per una nuova diagnosi di depressione e hanno riferito:

non aumento del rischio di suicidio o di autolesionismo non fatale nei pazienti trattati con SSRI rispetto ai pazienti trattati con antidepressivi triciclici

debole evidenza di maggior rischio di autolesionismo non fatale tra i pazienti con 18 o meno anni di età con prescrizione di SSRI.

Suggerimenti per la pratica clinica

L’accettata evidenza di una non chiara relazione tra SSRI e suicidio e la forte evidenza di efficacia del trattamento della depressione moderata e lieve con farmaci antidepressivi potrebbe incoraggiare i medici a prescrivere dosi attive di tali farmaci in tutti i tipi di pazienti. I medici dovrebbero essere anche coscienti che gli SSRI, similmente agli antidepressivi triciclici, possono indurre o aggravare l’ideazione suicida ed i tentativi di suicidio durante la prima fase del trattamento, probabilmente a causa dell’agitazione e dell’eccitazione che causano in tale periodo. Tale evidenza è tuttavia nota da tempo. Nella fase inziale di un trattamento farmacologico antidepressivo aumenta il rischio di suicidio perchè interviene una condizione di disinibizione fisica prima ancora che l'ideazione depressiva sia stata modificata dall'azione del farmaco antidepressivo.
Durante il primo periodo di trattamento dunque i medici devono prevedere frequenti osservazioni dei pazienti ed un eventuale ruolo di supporto dei familiari e del personale ausiliario.

Inoltre tali evidenze sono relative solo ai pazienti adulti, mentre negli adolescenti e nei bambini il rapporto tra i benefici ed i rischi sembra essere negativo.
Tale rischio, in aggiunta all’insufficienza di dati sugli esiti a lungo tempo dell’esposizione ad antidepressivi sullo sviluppo del cervello dovrebbe scoraggiare una routinaria prescrizione di tali farmaci a bambini ed adolescenti.

francesco giubbolini, psichiatra, siena

I Video di Pinkblog