Depressione: la psicoterapia modifica le funzioni cerebrali.

La psicoterapia come agisce sulle funzioni cerebrali? Per molti il farmaco antidepressivo rappresenta qualcosa di materiale che può a buon diritto agire su un organo come il cervello, mentre l’idea di poter agire su una condizione organica “con il pensiero” suscita una certa perplessità. Uno studio canadese offre tuttavia una prova concreta dell’azione della psicoterapia.

La psicoterapia come agisce sulle funzioni cerebrali? Per molti il farmaco antidepressivo rappresenta qualcosa di materiale che può a buon diritto agire su un organo come il cervello, mentre l’idea di poter agire su una condizione organica "con il pensiero" suscita una certa perplessità. Uno studio canadese offre tuttavia una prova concreta dell’azione della psicoterapia.

La psicoterapia interviene infatti sul metabolismo cerebrale.
Lo studio si è svolto praticando a 14 pazienti colpiti da depressione un esame, la tomografia a emissione di positroni (PET), che consente di visualizzare l’attività delle diverse aree cerebrali, valutandone il metabolismo. Il test è stato condotto una prima volta e, successivamente, dopo che i pazienti avevano completato, con successo, un ciclo di psicoterapia. Ebbene, la PET eseguita al termine della terapia ha mostrato che effettivamente si verifica un cambiamento cerebrale con aumento dell’attività di alcune aree della regione limbica e della corteccia frontale, le stesse che vengono influenzate dai farmaci antidepressivi.

Differenze tra farmaco e psicoterapia
Tuttavia lo schema non è lo stesso: la psicoterapia causa l’aumento del metabolismo di due aree chiamate ippocampo e cingolo dorsale e una diminuzione dell’attività della corteccia dorsale, mediana e ventrale; un farmaco ampiamente usato come la paroxetina, invece, provoca un aumento del metabolismo nell’area prefrontale e una diminuzione di quello dell’ippocampo e di altre aree. Insomma c‘è un effetto organico per entrambe le terapie ma è differente. Secondo gli autori della ricerca, si può dire che la psicoterapia segue un percorso che va "dall’alto al basso", cioè riducendo i pensieri negativi, cosa testimoniata dalla riduzione dell’attività della corteccia, che del pensiero è la sede. Al contrario, quella dei farmaci è un’azione "dal basso verso l’alto", in quanto agiscono sullo stato biochimico del cervello modificando la funzionalità delle aree più legate alle emozioni fondamentali e ai ritmi circadiani. Insomma due strade diverse, probabilmente complementari, per raggiungere il medesimo risultato.
Inoltre c’è la speranza che questa scoperta, che andrà confermata su campioni più numerosi, consenta anche di controllare l’andamento delle terapie e, in caso di insuccesso, di cambiare approccio.

Fonte:
Goldapple K et al. Modulation of cortical-limbic pathways in major depression: treatment-specific effects of cognitive behavior therapy. Arch Gen Psychiatry. 2004 Jan; 61(1): 34-41.

francesco giubbolini, studio di psicoterapia, siena

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