Scuola di Rignano, pedofilia e perizie psicologiche

Ciò che penso, in generale, della pedofilia l’ho espresso nel precedente post sull’argomento (vedi). Premesso questo, vorrei fare alcune considerazioni a proposito della vicenda della scuola materna “Olga Rovere” di Rignano Flaminio di questi giorni. E’ di ieri la notizia della scarcerazioni delle persone implicate nella vicenda. Come chiunque altro, non so proprio se i

Ciò che penso, in generale, della pedofilia l'ho espresso nel precedente post sull'argomento (vedi). Premesso questo, vorrei fare alcune considerazioni a proposito della vicenda della scuola materna "Olga Rovere" di Rignano Flaminio di questi giorni.

E' di ieri la notizia della scarcerazioni delle persone implicate nella vicenda.

Come chiunque altro, non so proprio se i sei arrestati, le tre maestre, una bidella, un autore televisivo e il benzinaio, sono innocenti o colpevoli.

Ma mi aveva colpito l'assenza, nelle visite mediche, di riscontri oggettivi delle violenze lamentate.

E mi era parsa un pò improbabile (anche se non ho dubbi che nella vita tutto è possibile) l'accoppiata maestra sessantenne – benzinaio cingalese.

Ed ho infine letto le trascrizioni dei video che i genitori hanno fatto ai bambini: la storia nera della "Olga Rovere" infatti comincia da qui. Dalle immagini e le confidenze domestiche raccolte, nel luglio-agosto del 2006, in due dvd (ora agli atti dell'istruttoria), dai genitori di due dei bambini che si vogliono abusati. Per il gip Elvira Tamburelli, "la prova" incontrovertibile della verità sconvolgente di quei racconti, "grazie all'apprezzabile sforzo dei genitori nell'astenersi da domande suggestive o "risposte messe in bocca". Per Franco Coppi, difensore di due degli arrestati, "la prova di come le affermazioni dei magistrati vengano smentite dagli stessi atti che ne dovrebbero essere fondamento. Perché in quelle immagini è evidente e sconcertante tanto la violazione delle norme più elementari dell'approccio ai racconti di un bambino quanto la manipolazione dei suoi ricordi".

Riporto in fondo a questo post la trascrizione dei video, perchè ciascuno possa farsi una sua idea. Io ho la mia.

Con una unica notazione personale: mi è venuto in mente un famoso processo di molti anni fa, relativo ad una famiglia intera di insegnanti di una scuola materna privata in america, e del lungo processo che ne seguì, drammaticamente, coinvolgendo – e distruggendo – la vita forse dei bambini stessi, di sicuro della famiglia coinvolta, che alla fine di una vicenda giudiziaria durata credo oltre dieci anni furono totalmente scagionati (non ricordo il nome della famiglia e del processo, ed anzi sarei grato a chi volesse ricordarmelo). Anche in quella occasione, trascrizioni di 'interrogatori', al tempo non da parte dei genitori, ma da parte di periti psicologi, i quali certamente senza rendersi conto, inducevano nei bambini 'confessioni', 'ricordi', 'ricostruzioni' di eventi infine mai accaduti.

Quindi, una unica considerazione: quella relativa alla difficoltà ed alla delicatezza di un'indagine psicologica, e non solo nei bambini ma certo in questi ancor più che negli adulti, e relativa alla necessità di una assoluta competenza dei periti cui spesso è delegato un accertamento che richiede estrema perizia (appunto), competenza, ed una 'neutralità' che forse non sempre ci sono.

francesco giubbolini

Le trascrizioni dei video (fonte: Repubblica)

Luglio 2006, dunque. Giorno 16. Una domenica. Ore 13.26. La madre (M) fa le domande, il padre (P) riprende e interviene quando ritiene necessario. La bimba si infila un asciugamani nelle mutandine. M: "Guarda un po', ci riprende pure Papino… insegnaglielo un po' a papino. Ecco così. E poi? Al sederino cosa ti mettevano? Un asciugamani avevano?". La bimba mostra l'asciugamani e si rivolge verso il padre. M: "Fa vedè papà, fa vedè. E come si chiamava la maestra che te insegna queste cose?". La bimba non risponde. M: "E diglielo un po' a papà. Chi ti insegna? Parla cò papino. Te devi mette davanti alla telecamera. E parla. E dillo che dopo se rivedemo (nella telecamera ndr.)". P: "Lo vedi che non lo sa com'è il giochino?". M: "Il giochino che fate a scuola come si chiama?". La bimba: "Non me lo ricordo". M: "Come non te lo ricordi?". La bimba: "Non mi va di dirlo". Quindi simula la masturbazione. M: "Lo devi fare pure agli altri bambini? A chi glielo fai? Chi te lo ha insegnato?". La bimba non risponde. M: "Senti, chi te lo ha insegnato il giochino a mamma? Dove spingi? Alla patatina o al sederino?". La bimba: "Al sederino". M: "Al sederino. E allora come si chiama questo giochino?". La bimba continua a non rispondere. M: "Come non lo sai? Me fai vedè? Me fai vedè?".

Il video si interrompe per riprendere con le stesse insistite domande della madre. La bimba dice: "Il giochino del dottore". M: "Diglie un po' a papà, dov'è che lo facevate sto gioco?". La bimba: "Lasciami stare". P: "Non parla più, porco zio". Ancora un'interruzione. Ora la telecamera fissa il lettone dei genitori, dove è stesa la bimba, nuda. M: "Chi te l'ha fatto vedere questo buchino nella patata? Chi vi faceva fare il giochino? Con il termometro? Con la siringa? Quanti eravate?". La bimba dice: "Due". Poi si mette a saltare sul letto. M: "Stamme a sentiì! Hai capito che me devi sta a sentì?".

Ora la telecamera fissa il tinello. È trascorsa già più di un'ora. Sono le 14.22. M: "Tu dovevi toccà la patatina a Patrizia (la maestra Del Meglio ndr.)?". La bimba cerca il padre per giocare. M: "Tu non te impiccià". P: "Chi è sta Patrizia?". La bimba: "Una bidella". P: "Sai pure come ha le sise? Come?". La bimba: "Grandi". P: "Come?". "Grandi". P: "Di che colore?". "Blu". P: "Scure. Ed è secca secca o grossa grossa?". "Grossa".

La domenica se ne sta andando. E le domande continuano. Il nastro segna le 15.28. P: "Allora a cosa giocavate? Al peluche? Dillo ad alta voce che non ho capito!". La bimba: "Dentro al culo e alla patata". P: "Il peluche Leo? Dillo a papà che è stupido e non capisce. E come si chiama stò gioco? Peluche?". La bimba: "Pinocchio". Ancora trenta minuti. Le 15.58. Padre e figlia sono soli nella stanza della bimba. Il padre impugna con la destra una barbie (la fatina). Quindi, con la sinistra, un peluche a forma di papero: i pupazzi amici della figlia. P: "Chi faceva la bua agli amichetti tuoi?". "Il drago". P: "La fatina ti ha fatto una domanda: vuoi fare questi benedetti nomi di chi faceva la bua agli amichetti tuoi?". "Il drago e Polifemo". P (imitando la voce della fatina): "Sei una bugiarda, sei una bugiarda… ". La bimba: "Sei tu un bugiardo. Io non so una bugiarda". P: "No?". "No". P: "E allora perché prima hai detto che le conoscevi? Lo vedi che sei bugiarda?". "Allora me ne vado". P: "Lo sai chi le dice le bugie?". "Tu dici le bugie". P: "A mamma. Hai voglia. Tante glie ne ho dette a mamma". La bimba: "Non si fa".

Ci sono quindi tre minuti di immagini rubate. Da una porta finestra, una telecamera inquadra la bimba stesa sul tappeto e un amichetto (anche lui si vuole abusato) che le si strofina sulla schiena, le solleva la maglietta, prova a darle un bacio sul collo. Le solleva le mutadine rapidamente.

Altro giorno di luglio. Altra casa. Una madre (M) con la figlia, ripresa sul divano con le sole mutandine. M: "Fammi vedere dove ti infilava il pipo "Giovanni"". La bimba si schiaffeggia il sedere. M: "Dove te lo metteva? Fammelo vedè con il dito. Fammelo vedere. Dai raccontami di questo "Giovanni"". "C'era anche Adriana". M: "E che faceva?". "Spicciava con i biberon". M: "C'era un altro maschio?". "No, c'era la nonna". M: "La nonna? Facciamo finta che questo cuscino è Giovanni. Fammi un po' vedere che faceva?". La bimba si mette a saltare sui cuscini del divano. M: "Faceva finta che tu eri un cavallo?". "No. Io facevo clop, clop, clop". M: "A chi lo metteva nel culo il pipo Giovanni?". La bimba mostra il cuscino: "A questo". M: "Ti è uscito il sangue?". "Un po', dalla pipetta". M: "Il pipo chi te lo infilava, il pipo?". "Il pipo è mio". M: "No, tu non ce l'hai. "Giovanni" te lo infilava". "No". M: "Si, va beh, te lo faceva mettere lui. E dimmi un po', che usciva dal pipo?". "Delle bollicine". M: "Cosa?". "Una magia". M: "Mi dici che usciva?". "Coca cola". M: "Cosa usciva?". "Una cosa stranissima". M: "Cosa usciva dal pipo di "Giovanni"?". "Del sangue. Ma ci ho messo un po' di scotch". M: "Va beh, ho capito".

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