Arkangel, dove sei?

Per la serie “meglio tardi che mai” vi segnalo un blog che molti di voi già conosceranno perchè esiste da tempo immemore, ma che per chi non ne ha mai sentito parlare è una lettura da intraprendere assolutamente. Arkangel, creativa, grafica, designer, è una misteriosa donna di 29 anni dalla scrittura acida, intelligente, ironica e


Per la serie “meglio tardi che mai” vi segnalo un blog che molti di voi già conosceranno perchè esiste da tempo immemore, ma che per chi non ne ha mai sentito parlare è una lettura da intraprendere assolutamente. Arkangel, creativa, grafica, designer, è una misteriosa donna di 29 anni dalla scrittura acida, intelligente, ironica e cinica insieme, e allo stesso tempo incredibilmente dolce.

Una donna alle prese con le tragicommedie della vita: dalla famiglia all’eterno traffico, dall’insonnia al mal di vivere, dalle ferite da photoshop alla miopia che permette di vedere Dio sul soffitto di casa. Io, e come me molti amici, mi sono innamorata di Arkangel e del suo stile e anche se è un po’ che non aggiorna il suo blog, leggere i post passati (si va indietro fino al 2001) è davvero un’esperienza che consiglio. In alternativa, sappiate che Arkangel ha pubblicato un libro dal titolo che, personalmente, è diventato una specie di bandiera: “27 anni, e non sono ancora morta” edito da Scritto Misto (il sito della casa editrice è inapribile…spero voi abbiate più fortuna).

Notturna, incazzata e il più delle volte scazzata, Arkangel è una femmina vera, con la testa a forma di computer e uno spirito tagliente al quale non si può non aderire a pieno. Vi lascio con una sua frase nel seguito del post. Ambientazione: traffico estivo.

image| Arkangel

“Tra le quindicimila auto che stanno per raggiungere la festa mormona della cicoria, un paio di annotazioni.
Furgoncino fiat bianco targato Napoli, con due croci rosse dietro, lampeggiante blu sopra e la scritta, in piccolo : traslochi veloci. Nella macchina parallela alla mia nella corsia a sinistra, bambino che saluta. Il bambino che fa mano-pugno-mano-pugno lo fa perché:
a. suo padre saluta ancora così a 50 anni, anche a lavoro.
b. gli hanno detto che tra dieci minuti sono arrivati a Catania.
Precisamente, il bambino fa manopugno per i 65 minuti di coda. Ogni tanto controllo se fa pause, ma no. Se riduce il ritmo, ma no. Provate a fare manopugno per un minuto. Al trentesimo secondo siete a letto con la febbre. Siamo a 2km/h. E’ da notare però che da una settimana non posso superare i 160. sopra i 160 i tendini del collo per spiegabili motivi, si sfilacciano tipo calze quindici denari.” (Arkangel, 09/06/2006)

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