Libri di donne. Maledetti froci & maledette lesbiche di Maura Chiulli

Maledetti froci & maledette lesbiche, scritto da Maura Chiulli e pubblicato da Aliberti Castelvecchi, è stato il libro più difficile da leggere per la mia rubrica di recensioni. In poco più di cento pagine, Maura Chiulli, qui potete leggere un’intervista rilasciata ai cugini di Queerblog, fotografa la situazione dell’omofobia in Italia a partire non solo

Maledetti froci & maledette lesbiche, scritto da Maura Chiulli e pubblicato da Aliberti Castelvecchi, è stato il libro più difficile da leggere per la mia rubrica di recensioni. In poco più di cento pagine, Maura Chiulli, qui potete leggere un’intervista rilasciata ai cugini di Queerblog, fotografa la situazione dell’omofobia in Italia a partire non solo dalla sua diretta esperienza, ma da una lettura delle pagine di cronaca dei quotidiani tra il 2008 e il 2009.

Devo ammettere che non immaginavo che la situazione fosse tanto degenerata: aggressioni, minacce, stupri, omicidi a carico di omosessuali, gay e lesbiche, e di trans sono presenti in ogni parte d’Italia e commessi con una crudeltà che non può non impressionarci.

La prima nota che ho scritto a margine di questo testo è che mi colpisce l’omofobia femminile. La prima causa di morte tra noi donne è l’uomo. Dovremmo quindi essere solidali, comprendere chi viene vessato e massacrato da un altro essere umano che ha la presunzione di ritenersi superiore e detentore del diritto di vita e di morte sull’altro.

Poi mi sono resa conto che qui non si tratta solo di omofobia, che è già grave di per sé. Qui il punto non è essere tutti amici dei gay, di avere l’amico gay che fa tendenza come in Sex and the city o riuscire tutti a comprendere e/o accettare l’universo omosessuale. Qui si tratta di ritenere inviolabili in partenza i diritti fondamentali dell’uomo: alla vita, alla libertà.

Non mi importa se non accetti l’omosessualità o se la ritieni contro natura: non devi comunque ritenerti in diritto di pensare che tu hai la piena disponibilità di un altro essere umano. Credo sia il problema all’origine di tutte le discriminazioni e le violenze: non considerare l’altro come persona, ma come oggetto.

Come mamma, poi, trovo inquietante che anche i genitori possano rivoltarsi contro i propri figli, considerarli una proprietà o un pupazzo da gestire, che deve rispondere ad un certo copione. Mi ricordo di aver raccontato ad una mamma che incontravo al nido di una mia ricerca sull’omosessualità femminile. Era sconcertata e spaventata allo stesso tempo. Prima mi ha chiesto se fossi lesbica. Poi perché, se non ero lesbica, mi interessavo a questi temi e come potevo anche solo pensare che un giorno mia figlia potesse scoprirsi omosessuale. La discriminazione nasce nel quotidiano, nelle famiglie, dalle parole.

L’ultimo capitolo del libro riguarda proprio l’importanza delle parole, che pesano e creano un pensiero, una mentalità, che poi diventeranno scelte di vita, modelli comportamentali, leggi e così via. Vi sembrerà strano o forse inopportuno che io citi a questo proposito il termine terrona, per restare in un humus che conosciamo.

Me lo sono sentito dire molte volte e non l’ho mai trovato divertente. Per questo sono stata tacciata di mentalità ristretta da chi voleva che io ci scherzassi su. Parole come terrone, negro, frocio, ritardato determinano una distinzione tra chi è un essere umano con dei diritti e chi non lo è.

Spesso la Chiesa viene accusata di aver determinato l’omofobia. Non dico di no, vista la situazione dell’Italia, ma l’omofobia la troviamo in diverse altre parti del mondo e tra le persone atee in cui a farla da padrone è sempre quel bisogno interiore di sentirsi migliore e superiore a qualcun altro per poter sopravvivere. Bisogno per cui possiamo anche arrivare ad uccidere.

Comprate questo libro e portatevelo in vacanza: è nelle librerie dal 27 maggio. E ora, la citazione:

Il 51% delle madri reagisce negativamente all’omosessualità della figlia, ma la percentuale si riduce al 40% in caso di omosessualità del figlio […] 14 maggio 2008 Una madre ha sferrato una coltellata all’addome della figlia di sedici anni in preda a un raptus dopo che le aveva confessato di continuare ad avere una relazione omosessuale con una diciottenne.

Da una ricerca anglosassone i bambin icominciano ad usare parole denigratorie contro i gay già a otto-dieci ani. Nell’interazione quotidiana l’utilizzo di termini denigratori-tipo checca, finocchio, lesbicona- avviene non solo nei confronti di persone omosessuali, ma per descrivere comportamenti poco accettati o rifiutati (“si veste come una checca”, “parla come un frocio”).

L’omofobia è motlo diffusa nella società italiana e spesso insegnanti e genitori hanno pregiudizi omofobici, quando la vittima chiede aiuto gli si dice che sta esagerando.

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