Libri di donne. L’amore è un gioco da ragazze di Laura Minestroni

L’amore è un gioco da ragazze, di Laura Minestroni, edito da Piemme, racconta la storia di un uomo. Giovanni, eterno fidanzato di sua madre, ci racconta le sue avventure e disavventure con le donne che gli hanno riempito la vita e quelle con i suoi datori di lavoro e con i clienti: dalle acrobazie sessuali,

L’amore è un gioco da ragazze, di Laura Minestroni, edito da Piemme, racconta la storia di un uomo. Giovanni, eterno fidanzato di sua madre, ci racconta le sue avventure e disavventure con le donne che gli hanno riempito la vita e quelle con i suoi datori di lavoro e con i clienti: dalle acrobazie sessuali, ai club privati, ai manager rampanti ci racconta il mondo dei quarantenni che sono cresciuti, ma anche no, a cavallo degli anni ottanta e novanta.

E’ il primo romanzo che leggo, da quando curo la rubrica sui libri scritti da donne, in cui una scrittrice si immedesima in un uomo. Certo, leggendo i primi capitoli ho subito pensato: un uomo non riuscirebbe mai a raccontare così lucidamente la storia della propria vita, soprattutto (come vedrete più avanti nella citazione che vi propongo) un uomo non ha mai così chiara l’influenza che sua madre ha nella distruzione sistematica dei rapporti affettivi.

Prendiamolo perciò come un regalo: la possibilità di entrare nella testa dei maschi, di scoprire come fanno a lasciarci facendola sembrare una nostra scelta, di sapere finalmente perché svicolano ogni volta che si ventila loro non dico la possibilità di un impegno serio, ma solo di un mezzo impegnuccio tipo “dai programmiamo i prossimi tre week end”.

Giovanni riuscirà a non impegnarsi con nessuna delle donne che gli piacciono. Ne incontrerà però una che, volente o nolente, lo costringerà ad una brusca virata. Non vi anticipo niente, perché non c’è il solito finale ad attenderci in questo romanzo, ma alcune pagine davvero divertenti.

Posso solo dirvi che per me, che sono trapiantata in Veneto da ormai dieci anni, ci sono delle verità assolute a proposito della lingua veneta. Non conoscete bene l’accento veneto? Pensate a Marco Paolini o, per fare un esempio più recente, allo sguaiatissimo quanto attraente Alessio Boni in Tutti pazzi per amore 2.

La citazione:

Il suo monitoraggio doveva essere costante e regolare nel tempo: una telefonata al mattino, una al pomeriggio, una alla sera. Mi sentivo un sorvegliato speciale. Avevo addosso un paio d’occhi, i suoi, ventiquattro ore su ventiquattro. Non mi piaceva. Faceva STIDIO. Come un prurito. Per questo, sentivo così spesso il bisogno di nascondermi, di rifugiarmi in una tana segreta, di confondermi tra la gente e le cose. Volevo essere ignorato. Forse è per questo che ho sempre odiato le ragazze invadenti. Detestavo le donne che si innamoravano di me. E provavo una profonda avversione per quelle gelose. Per quelle che al telefono mi chiedevano dove sei? Con chi sei? Cosa fai? Mi ami? Rosina [la mamma] era così, e non potevo farci niente. Non potevo nemmeno arrabbiarmi, perché alla fine capivo che lei aveva solo me e che se non mi avesse trovato dove e come mi aveva lasciato non se ne sarebbe data pace.

Come? Sento forse alcune donne, quasi tutte, che dicono che loro lo hanno sposato uno così? Non faccio alcuna fatica a credervi, compagne di sventura. Il mondo è pieno di Rosine che mettono al mondo eterni fidanzati, per cui spesso noi mogli non siamo altro che delle amanti regolarizzate.

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