Omosessualità: voci fuori dal coro

In evidenza una lettera, che mi è stata segnalata, apparsa su 'Liberazione'. Una voce fuori dal coro a proposito dell'omosessualità. Una prospettiva diversa, a mio avviso da considerare con grande rispetto ed attenzione."Identità. Io omosessuale disperato." Gentile Piero Sansonetti, sento che un certo coraggio mi deve venire in soccorso per scrivere alcuni pensieri e considerazioni

In evidenza una lettera, che mi è stata segnalata, apparsa su 'Liberazione'. Una voce fuori dal coro a proposito dell'omosessualità. Una prospettiva diversa, a mio avviso da considerare con grande rispetto ed attenzione."Identità. Io omosessuale disperato."

Gentile Piero Sansonetti, sento che un certo coraggio mi deve venire in soccorso per scrivere alcuni pensieri e considerazioni che mi hanno assalito un po' alla rinfusa grazie alle lettere e relative tue risposte, comprese quelle di oggi domenica, in seguito alla lettera del giovane Simone. Ho parecchia, molta esperienza diretta di rapporti sessuali con persone uguali a me e da lunga data. Ti confesso subito che ogni volta che leggo persone benpensanti, benevolmente democratiche e di “sinistra” che in nome della libertà del pensiero si ergono a difensori degli omosessuali mi fanno male più della mia stessa angoscia e sofferenza interna che come una tenaglia a orologeria ogni giorno mi afferra e mi catapulta in quell’esterno in cui spero di trovare un altro essere umano uguale a me per passare un po' di tempo, un po’ di certezza di affetto, necessariamente veloce perché velocemente deve passare l’angoscia… Per un po’ mi placo, poi la stessa angoscia, lo stesso vuoto, che è diventato ormai paura, si ripresenta come un appuntamento con una figura misteriosa, inafferrabile, che credo figura d’amore, ma so che non lo è. Caro Sansonetti ti confesso che non lo è mai stato. La “nostra” è una continua ipocrisia che chiamiamo amore. Quando dico ad un bel ragazzo sorridente, che richiama alla mia memoria lontanissime figure di amici, di quelli veri di un tempo che magari non ci sono più, “Ti amo” so che non è vero… ma ci devo credere per tenere in vita la speranza di poter placare la mia angoscia e il vuoto con una scarica fisica possibilmente reciproca. Ho osservato più volte anche un “nostro” mito, Pasolini a Siracusa durante la sua collaborazione per l’Orestea nel teatro antico. All’improvviso in mezzo alla cena con la compagnia diventava pallido, agitato: «devo andare, diceva, devo fare..». Qualche anno dopo la sua morte, sul quotidiano “Paese Sera” e a firma di Enzo Forcella, ho letto che Pasolini andava in giro a violentare i ragazzini e… lo confesso, anche per averlo sentito da tanti altri omosessuali, la frase di Forcella corrisponde a verità. Conosco benissimo quel momento in cui la vista e il pensiero si confonde, una nebbia mista a rabbia e paura, mista ad angoscia e odio per un essere umano uguale a me che “vedo” più bello, capace, libero e potente di me che credo attrazione d’amore ma è soltanto una faccenda fisica, terribilmente fisica, disperatamente fisica. “Una disperata vitalità” la chiamava Pasolini se non erro ma dopo un po’ di anni di credenza e illusione di amare, si arriva ad odiare non solo il corpo creduto d’amore di un ragazzo ma, soprattutto, il proprio, e questo, a mio avviso, se resta un po’ di dignità per l’anatomia con la quale siamo nati. Perché quello che non ho mai sopportato è che un altro uguale a me avesse più “vitalità” di me. Negli anni siamo diventati molto esperti a scorgere e intuire certe qualità fisiche, anche se non evidenti, in un ragazzo. E questo è che non va bene, è questo che non sopporto perché a me manca, lo so, e mi pesa dirlo: neanche un altro lo deve avere. Non voglio scendere e indicare dettagli, come Simone in una sua riga ha fatto. A volte ci amate un po’ troppo nel difenderci dagli attacchi di chi non comprende la nostra “trasgressione” ma per continuare ad essere sincero devo dire che l’oppressione che ci piomba addosso – a parte i problemi pratici e civili – e ci condiziona l’esistenza e a cui vogliamo ribellarci, ti assicuro, non è né la chiesa né la cultura omofobica, il problema invece è dentro di noi: io cattolico, anziano, comunista e omosessuale ho capito che la mia vera identità era un’altra.
Orio,  Liberazione, 21 giugno 2006.

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