Libri di donne. Il bosco della bella addormentata di Patrizia AZ

Copertina del libroIl bosco della bella addormentata di Patrizia AZ, pubblicato da Arpanet, non è un romanzo per cuori deboli. Racconta, in prima persona, il doloroso percorso di una bambina, la cui vita è costantemente segnata da abbandoni e dolore. Nel suo percorso di crescita, la protagonista dovrà cercare sempre da sola, a tentoni, una strada, una via di uscita dal non senso e dal non amore che caratterizzano la sua esistenza.

Tra rapporti familiari inesistenti e disastrati, uomini possessivi e violenti, viaggi in giro per il mondo a caccia di una luce che non riesce a trovare dentro di sé, la bella addormentata tornerà sempre a Bologna, sempre nella sua pseudo famiglia, sempre a caccia di un equilibrio tra la voglia di strafarsi per non pensare ed un insistente istinto vitale che la costringe a tornare sui suoi passi ogni volta che sembra vicina ad un baratro.

Il romanzo mi ha coinvolta sin dalle prime righe. La narrazione è davvero efficace e trascinante. Quando l’autrice racconta lo sbandamento più totale e l’esperienza con la droga, ciò che colpisce non è lo squallore della situazione, ma la capacità di trascinare il lettore verso i perché che hanno determinato certe scelte.

Vorrei dire che è un romanzo di formazione sentito, sbilanciato in avanti, senza la paura di confrontarsi con tutte le emozioni, anche le più dure, le più difficili, senza timore del pensiero e del giudizio altrui. In realtà si tratta di un autentico percorso di vita e di una coraggiosa riscrittura della propria esistenza.

È che a noi piace pensare che solo alcune delle esperienze descritte dall’autrice possono limare la vita di una persona, tutte insieme sarebbero devastanti. Invece è tutto vero e noi, insieme a lei, dobbiamo farcene carico per capire gli altri e per arrivare, in fondo, anche a capire noi stessi.

A capire che la mancanza d’amore e del riconoscimento di sé che l’amore porta sono devastanti per un bambino e per l’adulto che diventerà e a volte per le persone che incontrerà sulla sua strada. La bella addormentata, infatti, ci trasporta non solo nel suo viaggio personale, ma in un habitat umano, caratterizzato da feroci emozioni, che è più comune di quanto non si pensi.

Che si tratti dell’Italia degli anni ’70 o delle Maldive o degli anni ’80 e del rampantismo, l’umanità viene scoperta nelle sue miserie senza pietà, ma anche senza alcuna cattiveria. Uno sguardo lucido, quello di una principessa che mentre dorme un sonno apparentemente senza risveglio, non può fare a meno di sentirsi andare nel mondo o di sentire il mondo che passa su di sé.

Concludendo la lettura del romanzo, non ho potuto fare a meno di chiedermi se AZ sono lettere del cognome della protagonista o piuttosto un’alfa e un’omega. In tal caso è incredibile come il punto di arrivo di una persona, quel piccolo puntino che sembra chiudere il cerchio, sia anche simbolo di una nuova apertura.

Non è una bella addormentata che si risveglia, però, quella che chiude il cerchio, ma una donna che può finalmente cercare e trovare se stessa, senza più attendere principi e fatine di ogni sorta. Un augurio che faccio a tutte noi.

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