Un altro passo avanti nella progressiva disumanizzazione dell’uomo

Prima o poi diventeremo tutti androidi, come quelli di “Blade Runner”, il bellissimo film di Ridley Scott di qualche anno fa. O meglio, diventeremo tutti cacciatori di androidi, come Harrison Ford nel film. Nel bellissimo monologo di Rutger Hauer, il replicante Roy ormai morente alla fine di Blade Runner, l’umanità e l’affettività dell’androide sono di

Prima o poi diventeremo tutti androidi, come quelli di "Blade Runner", il bellissimo film di Ridley Scott di qualche anno fa. O meglio, diventeremo tutti cacciatori di androidi, come Harrison Ford nel film.

Nel bellissimo monologo di Rutger Hauer, il replicante Roy ormai morente alla fine di Blade Runner, l'umanità e l'affettività dell'androide sono di gran lunga superiori a quelle dell'umano, cacciatore forse poco intelligente o forse poco sensibile, che poi in fin dei conti è la stessa cosa.
«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire». Una scena bellissima, il replicante pieno di ricordi e di emozioni e – di fronte a lui – l'umano, arido cacciatore di androidi di pochi sentimenti.

Un altro passo avanti nella progressiva disumanizzazione dell'uomo viene da Harvard, e dalla McGill University…

Riuscire a cancellare un'esperienza traumatica che continua a tornarci in mente, e ci tormenta. Che sia una storia d'amore finita male o qualcosa di ancora peggiore, che per qualcuno può arrivare a rendere impossibile svolgere una semplice routine quotidiana, l'idea di poterla cancellare dalla mente, o per lo meno renderla più sopportabile, sembra un sogno. Eppure un gruppo di ricercatori annuncia di essere riuscito nell'impresa, sperimentando un farmaco che riesce a provocare una sorta di amnesia selettiva, bloccando i percorsi biochimici che fanno sì che il ricordo venga recuperato dalla mente.

Gli scienziati di Harvard e della McGill University a Montréal, in Canada, hanno usato il propranololo, accoppiandolo ad una terapia psichiatrica, per far sparire le memorie spiacevoli in pazienti che hanno subito un trauma. In un lavoro pubblicato sul Journal of Psychiatric Research, le due équipe descrivono l'esperimento che ha coinvolto 19 volontari, vittime di violenza sessuale o di incidenti violenti. A loro è stato chiesto di descrivere il momento in cui hanno subìto il trauma, oltre dieci anni prima. Alcuni hanno preso il farmaco, altri un placebo, e dopo una settimana di trattamento chi aveva assunto il medicinale ricordava l'evento con minore stress rispetto agli altri.
Somministrando il farmaco nel momento in cui il paziente stava ricordando il trauma i neuroscienziati sono riusciti ad affievolirlo e a cancellarne i lati spiacevoli, con risultati che aprono speranze per chi soffre di stress post-traumatico, di attacchi di ansia o panico legati ad un evento specifico scatenante.

"Abbiamo dato ai pazienti un farmaco che elimina la parte emotiva del ricordo nel momento in cui lo stavano recuperando" ha spiegato al quotidiano britannico Daily Telegraph il dottor Karim Nader, della McGill University, che da anni lavora a queste ricerche. "Ne ha lasciato intatta la parte conscia, in modo che potevano ricordare tutti i dettagli, ma senza esserne devastati psicologicamente".

Non ho dubbi che in qualche eccezionale caso di sofferenza estrema ed ineludibile una tale metodica possa risultare utile; mi sembra tuttavia importante rimarcare come la ricerca, consapevolmente o meno, tenda a cancellare gli affetti. Studi che riducono l'amore alla biochimica, pillole che garantiscono l'erezione anche laddove di passione non vi è ombra, studi che raffrontano gli innamorati ai malati di mente, infine – tout court – l'eliminazione, la soluzione finale, lo sterminio dell'affettività medesima. E pazienza se con questa se ne va anche la natura dell'essere umano.

francesco giubbolini, psichiatra, siena vitadicoppia@gmail.com