Venerdi 13 luglio, ennesimi drammi della malattia

Non passa giorno senza che la cronaca annunci gli ennesimi drammi legati alle malattie mentali. Le ultime due notizie riguardano al madre egiziana di Cologno Monzese che pare abbia ucciso il proprio bambino, di meno di due anni, ed il giovane adolescente affetto da anoressia mentale che si è suicidato in ospedale. Il ragazzo pesava

Non passa giorno senza che la cronaca annunci gli ennesimi drammi legati alle malattie mentali. Le ultime due notizie riguardano al madre egiziana di Cologno Monzese che pare abbia ucciso il proprio bambino, di meno di due anni, ed il giovane adolescente affetto da anoressia mentale che si è suicidato in ospedale.

Il ragazzo pesava trenta chili quando è arrivato in ospedale. L'anoressia l'aveva ridotto a uno scheletro e dopo una settimana al reparto di endocrinologia del Gemelli (specializzato anche nel trattamento dei disturbi alimentari) M. Q., 18 anni, mostrava qualche debole segno di ripresa, soprattutto dal punto di vista psicologico. Eppure ieri mattina la disperazione lo ha sopraffatto: il giovane ha scavalcato il davanzale di una finestra al terzo piano e si è gettato nel vuoto.

"Vado a fumarmi una sigaretta": con queste parole il ragazzo si è avviato verso la morte dopo aver fatto colazione, come ogni mattina, con una tazza di caffelatte. Nessun biglietto di addio, nessuna frase che avrebbe potuto far presagire il dramma imminente.
"Era diventato così debole che non poteva neanche più guidare il motorino – racconta un'infermiera del reparto – ma sembrava intenzionato a guarire. Io avrei giurato che ce l'avrebbe fatta. Diceva che voleva uscirne, voleva la sua vita di prima, la scuola, gli amici. Parlava con la psichiatra, seguiva la terapia, si nutriva senza protestare. Non credo che avesse deciso di farla finita da tempo, dev'essere stato un raptus, un momento improvviso di disperazione".

Non credo esistano 'raptus', esistono talora suicidi 'impulsivi'; oppure, non abbiamo tutti gli elementi che ci potrebbero consentire una migliore comprensione di ciò che è accaduto.

Il bambino egiziano invece è stato trovato morto a Cologno Monzese. Sul corpo del piccolo (aveva 23 mesi e avrebbe compiuto due anni ad agosto) ci sono segni di violenza sul collo e sulla bocca. Il bimbo, nato in Italia, è stato trovato sul pavimento del soggiorno dal padre, che ha dato l'allarme. In casa c'era la madre 23enne che, dopo un lungo interrogatorio, ha confessato l'infanticidio ed è stata fermata dai carabinieri con l'accusa di omicidio volontario. La donna soffriva da tempo di depressione. La donna è stata portata in caserma per essere interrogata. Prima, in stato di shock, non ha risposto alle domande degli investigatori. Poi ha confessato di aver ucciso il figlio in un momento di sconforto. Uno dei motivi che avrebbero causato l'infanticidio è che il bambino piangeva troppo. "Avevo un demone dentro di me che mi mangiava", avrebbe dichiarato durante l'interrogatorio.

Gli inquirenti hanno sentito anche il marito che non ha nascosto le sue perplessità sulla colpevolezza della moglie. Sembra che la casalinga fosse da tempo in forte stato di depressione: aveva raggiunto il marito in Italia da soli 6 mesi e non si era ancora adattata alla nuova vita. Negli ultimi giorni avrebbe cominciato a far uso di farmaci antidepressivi.

Non sono certo che sia stata lei; è anche possibile che non si tratti di un omicidio, la confessione di una persona gravemente depressa può non essere attendibile.

Due ulteriori drammi che vanno ad aggiungersi a quelli, altrettanto terribili, dei giorni scorsi; dovrebbero essere occasione di riflessione. Il disagio mentale cresce sempre di più nel contesto sociale nel quale viviamo, e gli strumenti di terapia e prevenzione a nostra disposizione mostrano tutta la loro inadeguatezza. Le origini del disagio mentale sono, per lo più, sconosciute, presumibilmente multifattoriali, le 'cure' che siamo in grado di proporre sono evidentemente inefficaci o, nella migliore delle ipotesi, solo parzialmente efficaci. Ogni volta che accadono fatti i tale portata, si può scegliere se criminalizzare i farmaci (senza dubbio, rimedi inadeguati ) o sottolineare l'esistenza della malattia mentale e riproporre una necessità di cure che, però, non è evidentemente nella nostra disponibilità.

Bisognerebbe forse ripensare la psichiatria, e prendere atto dell'inadeguatezza del modello biologico delle malattie mentali e dell'insufficienza del paradigma medico-scientifico della psichiatria. Bisognerebbe fare di più.

francesco giubbolini, psichiatra, siena

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