Salute e cronaca: sul caso Welby e Rignano Flaminio

Ho scritto, in passato, diversi post sia sul caso di Piergiorgio Welby che sulla vicenda di Rignano Flaminio. Oggi, qualche riflessione a margine delle più recenti notizie di cronaca, e qualche considerazione personale.  Rignano Flaminio, pedofilia e perizie psicologiche  Anche su Rignano ho scritto molto, potete leggere i vecchi post qui, qui e qui. A differenza

Ho scritto, in passato, diversi post sia sul caso di Piergiorgio Welby che sulla vicenda di Rignano Flaminio. Oggi, qualche riflessione a margine delle più recenti notizie di cronaca, e qualche considerazione personale.

 Rignano Flaminio, pedofilia e perizie psicologiche

 Anche su Rignano ho scritto molto, potete leggere i vecchi post qui, qui e qui.

A differenza di quel che è accaduto a proposito del caso Welby – Riccio, la vicenda della scuola materna di Rignano è, purtroppo, ben lungi dall'essere conclusa.

I bambini di Rignano sempre più sballottati tra perizie e controperizie, video ed opinioni, e nonostante – di certo – le attenzioni di tutti affinchè la loro situazione psicologica non peggiori ulteriormente: cosa, a questo punto, probabilmente non facile, se non francamente impossibile.

Da anni ormai al centro di una quantità di attenzioni e pressioni che renderanno impossibile, presumibilmente, una qualsiasi attendibilità. Senza contare i danni, se non quelli legati alle violenze subite (se le hanno subite), che deriveranno loro da questa penosa e terribile vicenda.

"Sono cose faticose, non le voglio raccontare. Se le sente mia madre…". Dietro queste parole si è trincerata la seconda bambina sentita nell'ambito dell'inchiesta sui presunti abusi sessuali legati alla scuola materna di Rignano Flaminio. La piccola, quattro anni e mezzo, ha chiamato in causa due maestre della "Olga Rovere" ma ha pure sostenuto che "le cose bruttissime non le ha viste – precisa la difesa degli indagati – ma solo sentite".

Un nuovo atto d'accusa alle insegnanti ma anche, come sottolineano i difensori degli indagati, con il riconoscimento che la piccola a quei "giochi cattivi" non ha partecipato, ma ne ha sentito solo parlare.

Un iniziale atteggiamento di "chiusura" quindi della bimba. Che ha accennato a "cose bruttissime avvenute all'interno della scuola, in particolare in una stanza del seminterrato dove facevamo il gioco delle statue".

I difensori contestano il metodo dell'audizione e denunciano che "la bimba è stata ostaggio del giudice e del perito e sottoposta a uno stillicidio di condizionamenti e suggestioni".

Da medico psichiatra, mi chiedo: com'è possibile che i periti, psicologi e neuropsichiatri infantili,non riescano a considerare ciò che dovrebbe a questo punto essere evidente a tutti, e cioè che – purtroppo – l'attendibilità dei bambini è ormai definitivamente compromessa? E come è possibile che non si rendano conto che ormai, anche con tutte le dovute attenzioni e cautele anche estreme, interrogatori e perizie non potranno far altro se non aggravare ulteriormente i danni psicologici che questi bambini hanno subito?

Non sarebbe opportuno pensare – da parte di chi coordina ed è responsabile delle indagini –  che l'accertamento della verità – che mi auguro naturalmente sia ancora possibile – possa e debba ormai passare esclusivamente attraverso i riscontri dei fatti (medici e di altro genere) e non attraverso tali improbabili testimonianze? 

Il caso Welby e l'anestesita Mario Riccio

Qualche giorno fa il Giudice per le indagini preliminari di Roma ha prosciolto dall’ accusa di omicidio del consenziente il dott. Mario Riccio, che nello scorso dicembre aveva proceduto a "staccare la spina" al ventilatore che teneva in vita Piergiorgio Welby. Secondo la sentenza, il medico anestesista Mario Riccio, che lo sedò per poi staccare il respiratore meccanico, aveva il dovere di assecondare la volontà del malato.

"La sentenza – ha commentato l'avvocato Giuseppe Rossodivita, legale del medico – costituisce un precedente molto importante: riconosce il diritto del malato, grazie agli articoli 13 e 32, secondo comma, della Costituzione, di rifiutare le terapie o la prosecuzione di terapie non più volute anche quando questa interruzione possa determinare la morte del malato stesso. Di fatto il giudice ha stabilito che era un dovere, per il dottor Riccio, staccare il respiratore perché così aveva chiesto il paziente".

Rimando ai precedenti post che ho scritto: la sentenza è in sintonia con quelle che erano le opinioni che in quei giorni esprimevo. (qui).

FG