Le donne hi-tech dell'anno: Ursula Burns

Con il miliardario animato Monty Burns, Ursula M. Burns condivide soltanto il cognome, ma probabilmente null'altro, a partire dalla pelle: è infatti il suo colore a farla entrare nominalmente in un ipotetico guinness dei primati finanziario. Ursula Burns è infatti la prima donna di colore, la prima afroamericana a essere a capo di un'azienda annoverata nel prestigioso indice S&P 100, quello che elenca le maggiori 100 aziende americane quotate in termini di capitalizzazione di borsa.

Non solo: Ursula Burns è anche la prima donna a succedere a un'altra donna a capo di un'azienda appartenente all'indice S&P 100. Di quale azienda stiamo parlando? Ovviamente di una che a livello di tecnologia e avanguardia detta legge: la Xerox, quella delle stampanti, quella delle fotocopiatrici, prodotte e distribuite in tutto il mondo da decenni.

La storia di Ursula M. Burns non è dissimile da quella di alcune delle donne già ammirate in questa rubrica, anche se ogni racconto è sempre una narrazione a sè. Ursula nasce il 20 settembre del 1958 da una madre sola, che sola la cresce.

Ursula vive la parte iniziale della sua vita a Baruch Houses, un palazzone popolare del Lower East Side di New York, e frequenta la Cathedral High School, una scuola cattolica solo per ragazze. Origini molto umili dunque per una delle attuali donne più potenti al mondo, origini difficili, da scrollarsi di dosso soltanto con la tenacia e le capacità.

Nel 1980, immaginiamo dopo sacrifici e difficoltà affrontate da lei come dalla madre, Ursula riesce a laurearsi in ingegneria meccanica al Polytechnic Institute of NYU e l'anno successivo consegue un Master alla Columbia University.

La carriera in Xerox comincia subito dopo la laurea: Ursula infatti nell'estate del 1980 entra nell'azienda come stagista, cominciando lentamente un percorso favoloso dal gradino più basso. Dopo lo stage ricopre vari ruoli all'interno di Xerox, finchè nel 1990 arriva la svolta: Wayland Hicks, poi dirigente, le offre un posto come assistente esecutivo, poichè si è distinta in quegli anni per le sue capacità.

Ursula naturalmente accetta, pensando però inizialmente che quel ruolo non le avrebbe permesso di fare ulteriore carriera. Si sbagliava di grosso: nel 1991 Ursula diventa assistente esecutivo del presidente di Xerox di allora, Paul Allaire, e nel 1999 diventa addirittura vice presidente per la produzione globale.

Da qui in poi la sua carriera non manca di mettere a segno un colpo dietro l'altro, un anno dopo l'altro: nel 2000 Ursula diventa Senior Vice President dei Corporate Strategic Services; nel 2002 viene nominata Presidente di Xerox Business Group Operations; nel 2007 viene nominata Presidente di Xerox e contestualmente entra a far parte del Consiglio di Amministrazione.

In quegli anni lavora a strettissimo contatto con il CEO Anne Mulcahy, con la quale instaura un ottimo rapporto professionale e personale; tanto che nel 2009 Ursula le succede ai vertici dell'azienda, diventando lei stessa la CEO di Xerox.

Una carriera a dir poco folgorante, progredita per gradi, come è giusto che sia, ma pur sempre stupefacente, soprattutto per una donna; per non parlare poi del fatto che si tratta di una afroamericana, dalle umili origini. La discriminazione e la diffidenza che ancora serpeggiano nella società odierna circa questi due fattori, ci fanno pensare che l'ascesa di Ursula sia dovuta a maggior ragione soltanto alle sue capacità e alla sua volontà di arrivare e di farcela.

Non per niente Ursula è risultata al 14esimo posto nella classifica stilata da Forbes riguardante le donne più potenti del mondo nel 2009, fa parte delle 10 donne più influenti nel mondo dell'hi-tech e continua a essere presente nella classifica delle donne più potenti del mondo, anche se per il 2010 la sua posizione secondo Forbes è scesa alla ventesima.

E se questo non bastasse a renderci un'idea dell'importanza di questa donna nel mondo dell'hi-tech e della finanza, potremmo guardare al fatto che nel 2011 ricoprirà il ruolo di "oratore ospite" durante festeggiamenti per il 150esimo anniversario del MIT, il famosissimo Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti realtà di ricerca in campo tecnologico a livello mondiale.

Da non dimenticare inoltre che Ursula, nonostante i notevoli impegni professionali, non ha trascurato la cura di una bella famiglia, composta da un marito, sposato nel 1988, e da due figli (un maschio e una femmina), attualmente impegnati negli studi superiori.

Non è ancora tutto, perchè Ursula partecipa anche a organismi professionali e di community di notevole importanza, quali l'American Express, il Boston Scientific, il FIRST, la National Association of Manufacturers, la University of Rochester, il Rochester Business Alliance e il RUMP Group.

Non può che lasciarci piacevolmente sorprese la storia di Ursula Burns, una donna, una moglie, una mamma, un ingegnere, un CEO di una delle aziende più influenti d'America, ma soprattutto una personalità e una mente davvero eccezionali, caratteristiche che le hanno permesso di raggiungere traguardi incredibili pur incontrando mille difficoltà, derivanti innanzitutto dalle sue origini. Una donna bionica, per dirla in poche parole.

Un esempio, un modello, un sogno, forse irrealizzabile, forse irraggiungibile, ma pur sempre presente, da ammirare e da applaudire. Un notevolissimo caso infine, che ci suggerisce prepotentemente come la testa sia la carta vincente per ottenere risultati importanti, molto più che il corpo; soprattutto per una donna.

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