Gli eschimesi sono un popolo strano. Prima di tutto si arrabbiano se li chiamate così. Sul serio. E’ un termine che deriva da un dialetto indigeno dell’America del Nord e significa “fabbricante di racchette da neve”. Io mi arrabbierei. Come se un abitante di Varese venisse chiamato “fabbricante di calzature”: in effetti non è carino.

Chissà se gli eschimesi si innervosirebbero altrettanto guardando il ristorante realizzato dallo studio di Takeshi Hosaka. Inizialmente forse no. E’ un igloo e a loro piacciono. Però è alle pendici del monte Fuji, in Giappone. Il posto si chiama “Hoto Fudo” (che suona un po’ come “cibo caldo”, ironicamente).

La struttura funziona come un’enorme conchiglia: linee morbide con 140 metri quadri adibiti a cucina e 530 per mangiare sotto la parte di igloo che serve da veranda. La particolarità è che il posto non ha aria condizionata, quindi gli avventori, pioggia a parte, devono adattarsi alle condizioni atmosferiche.

Anche l’illuminazione è calibrata in modo da assecondare la luce dei diversi momenti della giornata che filtra attraverso le aperture della struttura e i pannelli curvi scorrevoli al posto delle porte. I tavoli sono tutti identici, in legno e metallo nero con un l’aggiunta di un bancone centrale. Di seguito, una gallery dell’Hoto Fudo

Foto | Koji Fujii/Nacasa & Partners, via

Hoto Fudo: il ristorante di Takeshi Hosaka
Hoto Fudo: il ristorante di Takeshi Hosaka
Hoto Fudo: il ristorante di Takeshi Hosaka
Hoto Fudo: il ristorante di Takeshi Hosaka
Hoto Fudo: il ristorante di Takeshi Hosaka
Hoto Fudo: il ristorante di Takeshi Hosaka
Hoto Fudo: il ristorante di Takeshi Hosaka
Hoto Fudo: il ristorante di Takeshi Hosaka

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