Il curioso caso del luxury costume di Hervé Léger

No, non è il fratello sconosciuto di Benjamin Button, ma uno dei più noti e attesi stilisti dell’ultima settimana della moda newyorkese. Le grandi sfilate, quelle che bloccano le città e le invadono di bellissime fanciulle dalle più disparate nazionalità e fisicità, da tempo ci insegnano che non sempre moda fa rima con comodità, utilità



No, non è il fratello sconosciuto di Benjamin Button, ma uno dei più noti e attesi stilisti dell’ultima settimana della moda newyorkese. Le grandi sfilate, quelle che bloccano le città e le invadono di bellissime fanciulle dalle più disparate nazionalità e fisicità, da tempo ci insegnano che non sempre moda fa rima con comodità, utilità e praticità. Anzi, spesso si rimane esterrefatti davanti a certe bizzarre e audaci creazioni dal senso piuttosto ambiguo. Ma la fantasia degli stilisti va ben oltre.

Stile architettonico, contemporaneo, alla continua ricerca di sperimentazione: tutto questo è Hervé Léger. Aggiungo un piccolissimo (si fa per dire) dettaglio affinché si capisca bene di che cosa stiamo parlando: Hervé Léger è una casa di moda divenuta famosa a metà anni ’90 per i suoi abiti composti da strisce di tessuto elasticizzato ed è grazie al suo ritorno nel 2007 (rilanciata da Max Azria) che è tornato in auge il “body-con”, quello che negli ambienti più “in” indica la tendenza a prediligere abiti attillati modellati perfettamente sulle forme del corpo femminile. “Body-con” sta infatti per “body-conscious”: consapevolezza del proprio corpo e delle proprie forme.

La notizia è rimbalzata su molti siti internazionali, ma adesso la situazione è apparentemente cambiata e la questione si fa così un po’ più interessante.

Per la nuova collezione primavera-estate, Hervé Léger propone un particolarissimo costume da bagno intero lilla e arancione: è prezioso come un gioiello in oro 24 kt (1,134 euro), per quanto sia intero ha una zip che apre una finestra sulla pancia, di conseguenza: a) non è adatto ai più, b) l’abbronzatura che ne seguirà sarà a macchia di leopardo; dulcis in fundo, nella scheda tecnica dell’editore, oltre alle indicazioni sulla tipologia di tessuto (78% poliestere-20% nylon-2% pandex) e addirittura sulla possibilità di lavarlo in lavatrice, c’era scritto (e sottolineo “c’era”): “to get the best from your Hervé Léger beachwear we advise you do not wear it in water“, che tradotto suona più o meno così: se volete il meglio non indossatelo in acqua.

A distanza di qualche giorno l’Editor’s Notes di Net-a-porter è stato modificato in questo modo: “With a daring cutout front, Hervé Léger’s violet and orange bandage swimsuit is sure to make a splash by the pool“, in poche parole, adesso potete tranquillamente spendere 1134 euro, sfoggiare il costumino con aperture globulari lilla e arancione e gettarvi allegramente in piscina.

Posto che questa è roba per chi è più ricco che non assennato, purtroppo l’errata corrige è stata fatta solo sulla postilla e non sul prezzo. Che cosa avrà mai voluto dire il visionario editor? Il mondo intero non ha colto qualche metafora o allegoria nascosta?

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