Toy Story 3: il nuovo film della Disney destinato alle famiglie arcobaleno

In questi ultimi giorni è capitato spesso di ragionare sui limiti degli italiani che con precisione chirurgica, smentendo quel luogo comune secondo il quale siamo uno dei popoli più altruisti, si impegnano affinché la vita di alcuni cittadini sia più difficile di quanto possa normalmente esserlo. Se non ci si mettono le istituzioni, giustificando gli


In questi ultimi giorni è capitato spesso di ragionare sui limiti degli italiani che con precisione chirurgica, smentendo quel luogo comune secondo il quale siamo uno dei popoli più altruisti, si impegnano affinché la vita di alcuni cittadini sia più difficile di quanto possa normalmente esserlo.

Se non ci si mettono le istituzioni, giustificando gli atti di vandalismo contro il Gay Village, sono le associazioni a complicare la vita di gay e lesbiche non partecipando ai Pride che sono stati organizzati da cittadini non iscritti all’Arcigay.

Mentre nelle piazze italiane qualcuno si impegnava contro una civile convivenza nelle sale cinematografiche, negli ultimi sette giorni, si è compiuta una piccola rivoluzione culturale che trova in “Brotherhood” (per chi se la fosse persa qui trovate la recensione di Aldo Busi) il suo punto alfa e nell’uscita di “Toy Story 3” il proprio omega.

Scrive Marcello Signore, per GAY.tv, a proposito del nuovo film di animazione della Disney:

“Ken e Barbie sono deliziosi nel loro piccolo mondo di plastica e tazzine, per niente sessisti e omofobi, e anzi propongono una riflessione che va ben oltre lo stereotipo lasciando al tradizionalissimo ruolo immobile e senza personalità dei giocattoli Mattel.

Ken, dalla sua parte, è programmato per amare Barbie. Deliziosamente metrosessuale, ama i vestiti e le penne viola che scrivono con inchiostro glitter, ha un guardaroba come quello di Sarah Jessica Parker in “Sex & The City” e una casa con infissi viola.

Toy Story 3 è il cartone che ogni Gay Urbano del XXI secolo ha buona ragione d’amare. Più che per la deliziosa calligrafia con cuoricini sulle “i” di Ken per la sua retro-morale disneyiana (neanche troppo nascosta): diventare grandi, staccarsi da chi si ama, è duro”.

Seppur molto diversi tra di loro i due film rappresentano l’inizio e la fine del nuovo immaginario glbtq. Mai come oggi sembrano lontani film storici, su tutti Maurice, in cui la rappresentazione dell’omosessualità passava attraverso corpi che non potevano amarsi.

Oggi, che piaccia o no, fanno parte anche della cinematografia di settore pellicole destinate alle famiglie arcobaleno, nelle quali crescono i bambini che ci salveranno dall’isteria di certi omosessuali adulti, o a uomini talmente virili da non sembrare neanche eredi del Vizietto.

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