Anno 2007: anno europeo delle pari opportunità

Discriminazione. Una parola che ancora oggi fa purtroppo parte del nostro dizionario. L'anno da poco iniziato si propone di cancellarla dall'Europa, promuovendo il 2007 come anno delle pari opportunità.

Una volta che si sa dove si vuole arrivare, bisogna però vedere da dove si parte. Per questo sono stati pubblicati i risultati di un indagine denominata "Discrimination in the European Union", promossa dall'UE e curata da Vladimír Špidla, commissario europeo responsabile dell'Occupazione, degli Affari Sociali e delle Pari Opportunità. Leggendo il documento, che più che altro evidenzia dati statistici con distrubuzione geografica, mi è saltato immediatamente all'occhio il primato italiano della discriminazione di genere che è il più alto d'Europa (56% a fronte di una media del 40%). Proseguendo, nel grafico appena sottostante, una grande percentuale degli intervistati, sostiene che le donne dovrebbero avere una posizione manageriale all'interno dei posti di lavoro.


Lo stesso Vladimír Špidla, afferma: «I risultati dell'indagine di oggi indicano chiaramente che il livello della discriminazione rimane alto per gli europei, che sono favorevoli all'adozione di misure più severe per combattere i pregiudizi, l'intolleranza e le diseguaglianze. Confido che l'Anno europeo del 2007 sulle pari opportunità per tutti animerà un dibattito vivace sulla diversità, dando nuovo slancio e maggiore efficacia alla lotta contro la discriminazione».

Sul sito italiano delle pari opportunità si delinea una roadmap in alcuni punti chiave:

* combattere i divari tra donne e uomini nel mercato dell'occupazione (agendo sull'istruzione e sulla formazione, sulla flessibilità, sui bisogni specifici dei gruppi meno favoriti);
* favorire un miglior equilibrio tra donne e uomini nella suddivisione delle responsabilità private e familiari (attraverso più servizi alla famiglia, tutela professionale dei congedi parentali e un'azione culturale contro gli stereotipi di genere);
* garantire il sostegno totale delle politiche di coesione verso le politiche di parità di genere (con modalità di programmazione, consultazione, controllo nell'utilizzo dei Fondi Strutturali orientate al principio del mainstreaming);
* garantire l'attuazione effettiva del quadro legislativo e una trasposizione puntuale delle risoluzioni e raccomandazioni europee nelle normative nazionali degli Stati.

A questo proposito è stata redatta una relazione annuale sulle azioni intraprese per raggiungere la parità tra uomo e donna. Nel mese di dicembre dello scorso anno è stata istituito un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere. Sempre del 2006, il decreto legislativo che detta un codice per le pari opportunità tra uomo e donna.

Insomma, ci stiamo lentamente muovendo verso un obiettivo difficile, almeno in Italia. Trascinati dal parlamento europeo, cerchiamo di regolamentare l'accesso delle donne del nostro paese a diventare protagoniste. Ma secondo voi l'Italia vuole davvero essere più "rosa"? Le cose cambieranno davvero? E come? Diteci che ne pensate.

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