Mondiali 2014, chi ha inventato il cartellino giallo?

Mondiali 2014 quasi finiti, ma prima della finale rispondiamo ad una domanda che si fanno in molti: chi ha inventato il cartellino giallo?

Tutto il mondo attende la partitissima di stasera che decreterà chi, fra Germania e Argentina, sarà la squadra campione dei Mondiali di Brasile 2014. Ma una domanda fra tanta febbre calcistica, sudore, colpi di calore e mozzicate a tradimento ci sorge spontanea: chi ha mai inventato il cartellino giallo, simbolo di ammonizione certa per il giocatore che commette fallo?

Il “designer” della yellow card più famosa del mondo, adottata dalla FIFA negli anni 70, fu l’arbitro inglese Ken Aston, uno dei più duri e temibili di sempre. Storia vuole che durante una partita fra Inghilterra e Argentina, un diverbio fra un giocatore argentino e l’arbitro tedesco che stava regolando l’incontro, sia costata l’espulsione del primo, invitato ad uscire dal campo dallo stesso Aston, intervenuto per sedare l’alterco.

Tornando a casa dopo la partita ed evidentemente rimuginando sulla poco equa espulsione per violenza verbale a cui aveva assistito, Aston, fermo al semaforo, fu colpito da ispirazione:

Mentre guidavo per Kensington High Street, il semaforo diventò rosso ho pensato, ‘Giallo, stai calmo, rosso, stop, sei fuori!’

Così, da quella semplice illuminazione è arrivato il cartellino giallo, che oltre a segnalare le ammonizioni durante le partite di calcio, lo fa anche in un’altra dozzina di giochi singoli e di squadra tra cui scherma, hockey su prato, pallavolo e pallanuoto.

Rob Walker, del Design Observer ha fatto anche una giusta riflessione su questo semplice oggetto dalla funzione ormai indispensabile, giudicato come un “dispositivo teatrale” in grado di permettere all’arbitro-regista di dare degli ordini ai calciatori-attori:

I cartellini sono una soluzione brillante al problema di assegnare una penalità e trascendono dalla lingua; il loro significato non è compreso solo dagli uomini in campo, ma anche dalla gente allo stadio e dagli spettatori che guardano la partita da uno schermo. Sarebbe difficile immaginare ormai un gioco che li ometta

Quello che invece è più difficile, sempre secondo Walker, è trovare informazioni e caratteristiche precise su questo attrezzo, a partire dal formato e dalla tonalità di giallo perfetta. Ma alla fine questi sono dettagli. L’importante, come per ogni buon gioco, è rispettare le regole per evitare di ricevere punizioni. E il cartellino giallo tante volte è meglio se resta nel taschino dell’arbitro.

Via | Smithsonian