E’ in corso al Museo di Roma in Trastevere fino al 25 Marzo la mostra sul fotografo Evgen Bavčar dal titolo Evgen Bavčar. Il buio è uno spazio, curata da Enrica Viganò. Le fotografie tutte in bianco e nero, sono la testimonianza della biografia personale dell’artista: due incidenti nell’infanzia, a distanza di pochi anni, l’hanno reso cieco completamente.

Eppure Bavcar è la dimostrazione di quanto la fotografia sia una forte necessità interiore, che si esprime non solo attraverso la vista ma anche attraverso la mente: il “terzo occhio“, come la chiama Evgen, che l’ha aiutato a tenere saldo il rapporto tra i ricordi passati in Slovenia, sua terra d’origine e il buio che l’attendeva. Il definitivo “addio alla luce” non gli ha impedito di sviluppare e esprimere al meglio il proprio concetto di realtà, esaltata dalla sensibilità della propria anima. Mai ho notato in un artista una così tenace volontà di tenere unito visibile ed invisibile e di trasmettere con intensità il proprio desiderio di immagini.

Le fotografie sono realizzare attraverso l’autofocus (per regolare in automatico la luce) e gli infrarossi, poiché preferiva scattare al buio con l’aiuto di lampade. Il risultato è un viaggio onirico e quasi surreale simile alle rayografie di Man Ray, dove però l’esistenza sembra bloccata in un istante inafferabile, pronto a scomparire nel buio. E’ l’instabilità che si respira dalla sue foto a renderle davvero magiche e suggestive. Bisognerà porsi davanti ad esse senza voglia di realismo da reporter, ma con gli occhi liberi da ossessioni e sovrastrutture personali, come quelli di un bambino, se volete appropriarvi della stessa voglia di Evgen Bavcar di possedere la vita, di esistere in uno spazio preciso, anche se a mancare è uno spiraglio di luce.

Foto: Dal sito del Museo di Roma in Trastavere

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ultimo aggiornamento: 07-03-2012