Va a tre donne il premio Nobel per la pace

Pac man di proiettili mangia simbolo pace

Dovrei essere contenta che il premio Nobel per la pace sia andato a tre donne: Ellen Johnson-Sirleaf, presidentessa della Liberia, Leymah Gbowee, avvocatessa liberiana e Tawakkul Karman, attivista yemenita. Sono donne di potere, che vivono la politica e i temi della giustizia, donne da conoscere, visto che io per prima devo ammettere che non ne avevo sentito parlare. Invece, il primo pensiero che ho fatto, da pessimista quale sono, è stato che le donne si trovano spesso a raccogliere i cocci, che viene loro concesso di fare solo questo. Sono consapevole che questo pensiero che mi è balenato in mente non è la verità assoluta sulla condizione femminile.

Eppure, eppure, vedo spesso chi governa organizzare i nuovi fronti delle nuove guerre, mentre le legittime consorti sono impegnate con le associazioni umanitarie. Non sono un'illusa e non credo che le donne al potere impedirebbero le guerre da un giorno all'altro. Non mi piace neanche però parlare delle donne solo nella loro veste di esseri accoglienti, generosi, protettori della pace (naturalmente non mi riferisco ai tre premi Nobel).

Proteggere la pace non significa solo rimediare ai guasti altrui, ma entrare nelle stanze del potere e cambiare le carte in tavola, modificare le regole, operare scelte diverse. Spero che il Nobel dia a queste donne maggiori strumenti per potersi muovere, ma dia anche a noi donne occidentali la voglia di muoverci concretamente e batterci per le nostre opportunità.

Foto | Flickr

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