Come spesso accade quando c’è la necessita di definire con una parola un fenomeno culturale succede che questa diventa una sorta di contenitore all’interno del quale convivono forme e linguaggi anche molto distanti tra loro. E’ quello che è accaduto con quella corrente artistica che genericamente viene definita Folk Art o Outsider Art. In realtà sarebbe più corretto parlare di arte autodidatta perchè molto probabilmente questa è l’unica caratteristica che ne accomuna gli autori.
Questo soggetto è diventato degno di attenzione da quando molti galleristi e collezionisti hanno cominciato ad osservare con un certo interesse il lavoro di artisti “outsider” rispetto al mondo dell’arte ufficiale, molti dei quali non integrati all’interno della società: psicotici, carcerati, visionari, mistici o pensionati che finalmente avevano il tempo di coltivare a tempo pieno una passione di sempre.
In realtà con la parola Folk Art molto spesso vengono definiti anche i manufatti artigianali: dai copriletto ricamati in epoca vittoriana dalle signore del New England alle porcellane fino alle anatre di legno dipinte a mano dai cacciatori, in realtà questo nuovo soggetto nasce negli anni ottanta dopo che alcuni importanti musei tra i quali in primis L’American Folk Art Museum di New York a pochi metri dal Moma hanno cominciato ad esporre questo tipo di manufatti e ne è nato un vero e proprio interesse culturale e sociologico che io personalmente condivido e trovo più che legittimo vista la “televendita” nella quale ormai è relegata l’arte contemporanea.

La Folk Art va guardata non solo con una mente aperta ma soprattutto con il cuore aperto, senza mediazioni, è un’arte che nasce dalla passione. Con questo post inizio una sorta di rassegna con l’intento di inquadrare il fenomeno nella sua complessità e nei suoi tanti aspetti e linguaggi che a mio parere coinvolgono anche il design, la grafica e le comunicazioni visive.

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ultimo aggiornamento: 29-08-2006