Vi presentiamo una raccolta di frasi belle e profonde che Gianluca Vialli ha pronunciato nel corso della sua vita, terminata nel 2023.

Anche se la malattia gli ha tolto la vita a soli 58 anni, Gianluca Vialli è ancora vivo nel cuore di quanti lo hanno amato. D’altronde, non parliamo solo di un eccellente calciatore, ma anche di una persona di cuore, che ha saputo fare breccia anche in quanti non hanno mai seguito le sue avventure sportive. Vi proponiamo una selezione di belle frasi che ha pronunciato durante le interviste e le ospitate televisive.

Le più belle frasi di Gianluca Vialli

Classe 1964, Gianluca Vialli non è stato solo un grande calciatore e un ottimo allenatore, ma anche una persona buona e onesta. Purtroppo, un tumore al pancreas gli ha tolto la vita a soli 58 anni, il 5 gennaio 2023. Ha combattuto come un leone per cinque anni, ma la malattia, terza causa dei decessi oncologici, non gli ha lasciato scampo. Nonostante tutto, fino all’ultimo giorno, ha avuto una buona parola per tutti, di incoraggiamento per i pazienti nelle sue stesse condizioni e di amore per quanti lo hanno sempre apprezzato.

Vi proponiamo una raccolta delle frasi più belle di Gianluca Vialli:

  • L’importante non è vincere; è pensare in modo vincente. Così si può affrontare la vita.
  • La vita è fatta per il 20% di quello che succede e l’altro 80% di come reagisci. La malattia può spingerti oltre il modo superficiale di come viviamo la vita. Certo non sono grato al cancro ma non la considero una battaglia. È un compagno di viaggio e spero che un giorno si stancherà.
  • So come si fa. Ma ogni volta che calci per fare gol, è sempre come la prima volta: hai bisogno di un bel po’ di coraggio. E, anche, di un pizzico di fortuna.
  • Un rigore parato è uno scacco matto.
  • L’onore spetta all’uomo nell’arena. L’uomo il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore e dal sangue. L’uomo che lotta con coraggio, che sbaglia ripetutamente sapendo che non c’è impresa degna di questo nome che sia priva di errori e di mancanze. L’uomo che dedica tutto se stesso al raggiungimento di un obiettivo, che sa entusiasmarsi ed impegnarsi fino in fondo e che si spende per una causa giusta. L’uomo che quando le cose vanno bene conosce finalmente il trionfo delle grandi conquiste e che, quando le cose vanno male, cade sapendo di aver osato. Quest’uomo non avrà mai un posto accanto a quelle anime mediocri che non conoscono né la vittoria né la sconfitta.
  • Ai colpi della vita i perdenti rispondono perché proprio io? I vincenti rispondono: mettimi alla prova.
  • Lippo è stato il mio messia, il mio modello sotto tutti i punti di vista.
  • Io sono cresciuto all’oratorio, come tutti. Non c’era la PlayStation, la tv aveva un solo canale. Sono della generazione di Carosello. E come tutti ho imparato dai preti a giocare a pallone; a patto di frequentare anche il catechismo.
  • La Juve è una filosofia. Può piacere o non piacere ma è qualcosa di unico. Per me è stato un privilegio far parte della storia di quella società. Non è una società perfetta ma ha un Dna vincente. Quando indossi quella maglia, ne senti il peso.
  • Io ho paura di morire. Non so quando si spegnerà la luce che cosa ci sarà dall’altra parte. Ma in un certo senso sono anche eccitato dal poterlo scoprire.
  • La malattia non è esclusivamente sofferenza: ci sono momenti bellissimi. La vita, non l’ho detto io, ma lo condivido in pieno, è fatta per il 20 per cento da quello che ti succede ma per l’80 per cento dal modo in cui tu reagisci a quello che accade. E la malattia ti può insegnare molto di come sei fatto, essere anche un’opportunità.
  • Confesso che nei miei anni in bianconero non è mai entrato un dirigente a dirci: “Mi raccomando, oggi giochiamo bene”. Più e più volte, la frase era: “Mi raccomando, oggi vinciamo”.
  • Quando ho iniziato a fare l’allenatore, ho capito che gli scacchi mi sarebbero potuti essere utili. Perché hai bisogno di una strategia, devi sempre cercare di essere una mossa avanti all’avversario. Ti serve ragionare sul gioco delle mosse e contromosse, tentare di portare l’avversario fuori strada.
  • A due cose non potrei rinunciare: alla salute e alla possibilità di fare quello che voglio.

Frasi profonde pronunciate da Gianluca Vialli

Gianluca Vialli ha lasciato la moglie Cathryn Cooper, sposata nel 2003, e le due figlie Olivia e Sofia. Un vuoto incolmabile, ma un ricordo che resterà indelebile nel cuore di tutti coloro che lo hanno amato. Di seguito, un’altra selezione di frasi che ha pronunciato nel corso della sua vita:

  • Cerco di insegnare ai miei figli che la felicità dipende dalla prospettiva attraverso cui guardi la vita. Bisogna migliorarsi ogni giorno, vivere e aiutare gli altri. Non vale più la pena perdere tempo con cose che non hanno senso, non c’è tempo.
  • Bisogna accettare le emozioni, anche quelle più difficili da gestire. Se non sei mai triste come fai a capire quanto è bello essere felici?
  • Sapevo che era duro e difficile doverlo dire agli altri, alla mia famiglia. Non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene. E ti prende come un senso di vergogna, come se quel che ti è successo fosse colpa tua. Giravo con un maglione sotto la camicia, perché gli altri non si accorgessero di nulla, per essere ancora il Vialli che conoscevano.
  • Il 99% della battaglia consiste nel mettersi nel giusto stato d’animo. Se molli una volta, diventa un’abitudine.
  • Un grande allenatore deve essere lui stesso leader, ma deve creare altri leader che in campo riproducano idee, valori, carattere.
  • Pirlo è un direttore d’orchestra, detta i tempi, fa giocare la squadra ma negli ultimi 30 metri mette degli assist… Avessi avuto io un centrocampista così avrei fatto il doppio dei gol. Essendo un giocatore determinante, però, quando gira a un cilindro in meno rispetto al solito, ne risente tutta la squadra.
  • Probabilmente sono così simpatico a tutti perché vinco poco.
  • Alla Juventus la vittoria non dà felicità, ma sollievo. È il completamento di un dovere, non il raggiungimento di una vetta.
  • La principale caratteristica alla Juve è la testa bassa. L’umiltà rispetto a quello che si vince, che è sempre tanto. Il club ti insegna l’importanza degli oneri: ti mette nelle condizioni giuste per dimostrare quanto vali, ma poi tu devi dare il massimo.
  • Al Barcellona prediligono l’estetica, la bellezza o anche solo il divertimento, mentre la Juventus è meravigliosamente pratica.
  • Credo che gli scacchi siano la cosa che si avvicina di più alle scelte che deve fare un generale davanti a un campo di battaglia.
  • Il golf è più difficile del calcio perché la pallina sta ferma: così la guardi, cominci a pensare a tutto quello che ti hanno insegnato e finisci quasi sempre per sbagliare.
  • Le dichiarazioni di Zeman sul doping? Coglionate di un terrorista.
  • Io e Mancini abbiamo litigato una sola volta. Il giorno dopo, per me era tutto normale; lui invece è più permaloso e ha smaltito l’arrabbiatura in una settimana.
  • Se un calciatore gioca al di sotto delle proprie possibilità, viene punzecchiato; nel mio caso, invece, usano l’accetta.
  • Il calcio oggi insegna a farsi furbi, ad essere esigenti, duri.

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ultimo aggiornamento: 08-07-2024