Omofobia pagina 37

L’enciclopedia definisce l’omofobia come “l’avversione ossessiva nei confronti degli omosessuali e dell’omosessualità”. Ma come si traduce nel mondo reale questa avversione? Questo senso di repulsione può sfociare in veri e propri attacchi nei confronti delle persone omosessuali, ma non solo. Oggi il termine “omofobia” è stato sostituito da quello ben più ampio e inclusivo di “omotransfobia“. Una parola che racchiude in sé gli innumerevoli attacchi, le aggressioni (sia fisiche che verbali), le disuguaglianze basate sul genere sessuale, che deturpano quotidianamente la nostra società.

Con il numero sempre maggiore di persone che scelgono di “uscire dall’armadio” e di vivere la propria vita in modo aperto e senza nascondersi (possibilità che non dovrebbe mai essere negata a nessuno), aumentano anche i casi di omotransfobia.

Diversamente rispetto a quanto accadeva in passato, oggi le persone denunciano in maniera sempre più pubblica e decisa tali casi. Si va dagli attacchi sui social (ne sono un esempio chiaro pagine come “Le perle degli omofobi”, dove gli insulti anti-gay sono pubblicati nero su bianco da una giovane coppia) alle vere intimidazioni fisiche e verbali. L’omofobia può sfociare in vere e proprie aggressioni, che possono portare persino all’omicidio.

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Come si manifesta?

Questo odio può manifestarsi in diversi modi. Può comprendere atteggiamenti negativi nei confronti delle persone bisessuali, lesbiche, transessuali e gay. Tali atteggiamenti possono nascere da convinzioni errate e irrazionali, ma possono essere anche il risultato di insegnamenti ricevuti in famiglia, o di credenze religiose molto rigide.

Le persone LGBTQ+ possono subire discriminazioni basate sul loro orientamento o sulla loro identità di genere. Storie di persone che non riescono a trovare una casa in affitto per via della loro omosessualità accadono in tutto il mondo. Lo stesso vale per le persone che perdono il lavoro semplicemente perché amano una persona del loro stesso sesso.

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Omofobia interiorizzata

Purtroppo l’omofobia non è solo un problema “esterno”. L’omofobia interiorizzata è una problematica che riguarda le stesse persone appartenenti alla comunità Lgbtq+, che possono avvertire un profondo disprezzo, disagio e innumerevoli sensazioni negative nei confronti dell’omosessualità, pur provando loro stesse attrazione nei confronti delle persone dello stesso sesso.

Si tratta di un problema causato generalmente da un’accettazione passiva di tutti i pregiudizi e le accuse che bersagliano la comunità gay da decenni.

Questa forma di ostilità interiorizzata può portare la persona a soffrire di un forte senso di insoddisfazione. Chi si rispecchia in questo problema potrebbe sentirsi sbagliato e potrebbe sviluppare problemi di depressione, ansia, rabbia e angoscia.

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Omofobia: come combatterla?

Contro l’omofobia la comunità Lgbtq+ si batte da molti, moltissimi anni. In molti Paesi del mondo si sono registrati importanti passi in avanti. Si tratta di Paesi che non hanno nascosto la testa sotto la sabbia, e che hanno ammesso l’esistenza di un problema e la necessità di trovare una soluzione. In altri Paesi, Italia compresa, la strada da percorrere è ancora lunga. Basti pensare che nel nostro Paese molti negano persino l’esistenza del problema.

Combattere l’omofobia non è semplice, ma è una battaglia fondamentale. Il cambiamento deve avvenire innanzitutto nelle coscienze di ognuno di noi. A mutare dovrebbe essere l’impostazione secondo cui “etero” equivarrebbe a “normale”, mentre tutto ciò che non è etero è sbagliato. Per raggiungere questa consapevolezza è necessaria una maggiore sensibilizzazione, non solo da parte delle famiglie e delle persone che ci circondano, ma anche da parte delle istituzioni.

Non importa che sia gay, etero o bisex, l’amore è sempre un dono prezioso, in ogni sua forma, e come tale dovrebbe essere celebrato.

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