Cultura

Cultura, parola che tutti usiamo, spesso a proposito. Per “scandagliarne” i tanti significati e risvolti, però, possiamo facilmente partire dalla definizione che troviamo sul vocabolario, che alla voce “Cultura” ci dice:

“Il patrimonio delle cognizioni e delle esperienze acquisite tramite lo studio, ai fini di una specifica preparazione in uno o più campi del sapere


E anche:

“Il complesso delle realizzazioni artistiche e scientifiche maturate in un ambiente determinato”



Infine:



“In senso antropologico: il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico, in relazione alle varie fasi di un processo evolutivo o ai diversi periodi storici o alle condizioni ambientali


Come si evince, tre diverse facce di una stessa medaglia, il cui massimo comun denominatore sembra essere il concetto di patrimonio, complessità, insieme di nozioni. La cultura, infatti, è un organismo vivo e in movimento, che muta e si arricchisce (o impoverisce) sia che ci riferiamo al singolo individuo che a tutta la società. Spesso di associa il termine di cultura a quello di progresso, scordando che non sempre il miglioramento delle condizioni materiali degli esseri umani va di pari passo con quello spirituale e artistico. Come facciamo, quindi, a stabilire che una persona, o una civiltà, o un popolo, sono culturalmente progrediti? E’ piuttosto difficile, soprattutto perché spesso siamo vittime dei nostri pregiudizi, tendendo a considerare la nostra civiltà e la nostra preparazione come “superiori”.

Sono proprio le diversità culturali tra i popoli, talvolta tra abitanti di uno stesso Paese – basti pensare all'Italia e alle differenze Nord-Sud stigmatizzate in modo gustoso e intelligente nel film “Benvenuti al Sud” – a creare i maggiori problemi di comunicazione tra gli esseri umani, ognuno rivendicando la superiorità del proprio patrimonio, storia e tradizioni popolari. Una cosa è certa, la “vera” cultura, o meglio, quella “migliore” è sempre positiva, non lede la dignità degli esseri umani - non degli uomini, e soprattutto non delle donne e dei bambini – tende al miglioramento, è aperta alle istanze esterne, è inclusiva e non corporativa e protezionistica, è espressione del meglio che gli esseri umani sono in grado di realizzare in tutti gli ambiti e in tutti i settori.

Lo stesso vale per la cultura individuale, che lungi dall'essere solo un insieme di vuote nozioni scolastiche, rappresenta soprattutto il percorso di crescita e di apprendimento che ognuno di noi persegue fin dalla nascita – con tanti passi falsi e fasi di stallo, naturalmente - e che non interrompe mai, fino all’ultimo giorno di vita. Grazie a momenti particolarmente illuminati, proprio l’Italia ha saputo diventare un faro di cultura per il resto del mondo, basti pensare alle fasi più avanzate dell’Impero romano, o al periodo del Rinascimento, ma in questo specifico momento storico ci ritroviamo “bloccati”, avvitati nelle nostre stesse paure, nei pregiudizi che ci impediscono di avanzare come popolo e come nazione.

Spetta ad ognuno di noi, ed in particolare alle nuove generazioni, farsi testimoni di una “nuova” fase culturale, rispettosa del passato e orientata verso il futuro, una cultura che sappia valorizzare tutto il nostro immenso patrimonio (inclusi la moda, il design e la cucina, vanti del made in Italy) anche dal punto di vista economico – perché con la cultura si può anche “mangiare” - ma che sappia soprattutto esprimere nuove istanze, e prefigurare nuovi scenari, più ricchi e progrediti sotto tutti i punti di vista, a partire da un rinnovamento della scuola, da quella di base fino alle Università. Una gran bella sfida, non c’è che dire…

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