Elezioni 2013: le politiche per le donne proposte da Rivoluzione Civile

Torniamo ad occuparci delle imminenti votazioni per il rinnovo dei due rami del Parlamento italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – che si terranno domenica 24 e lunedì 25 febbraio 2013 e che daranno vita alla XVII Legislatura del nostro Paese.

Anche oggi la nostra attenzione è puntata sui programmi presentati dalle coalizioni riguardo le politiche femminili. Abbiamo già avuto modo di vedere che, a parte rare eccezioni, pochi sono stati i partiti che nelle loro carte di intenti hanno pensato di inserire un tema specifico che riguarda e guarda alle donne, e anche nei programmi unitari non si legge nulla a tale proposito.

Oggi parliamo delle politiche per le donne proposte da Rivoluzione Civile, lista nata alla fine del dicembre 2012 che ha come leader il magistrato Antonio Ingroia, e che verrà sostenuta nelle prossime consultazioni elettorali da Italia dei Valori, Movimento Arancione, Verdi, Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani.

Così come nel caso degli altri schieramenti, anche il programma elettorale di Rivoluzione Civile è presente sul web e lo trovate sul sito ufficiale o cliccando qui. I punti sono ben precisi e concisi e, sebbene non ci sia anche in questo caso un riferimento specifico alle donne e a cosa si intenda fare perché possano essere maggiormente tutelate dal Governo che verrà, qualcosa di interessante possiamo segnalarlo.

Per la laicità e le libertà.

Affermiamo la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione della persona. Siamo per una cultura che riconosca le differenze. Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere. Contrastiamo l’omofobia e vogliamo il riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere. Contrastiamo ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti;

Per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari.

Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Non può passare inosservata la volontà dei candidati che hanno sottoscritto questo programma di impegnarsi a riconoscere le differenze, che siano di sesso e/o di genere, di mostrarsi decisi nel volere affermare i riconoscimenti degli individui oltre che delle coppie - e ci riferiamo a chi invece differentemente riconosce la famiglia fondata solo sul matrimonio -, nel prendere una precisa posizione rispetto al femminicidio.

E, ancora, va messa in evidenza non solo l'attenzione nel citare prima le donne degli uomini nei punti a seguire - e ovviamente non ci riferiamo né alla buona educazione, tanto meno ad una questione di galanteria o opportunità -, ma soprattutto la volontà nel voler introdurre un reddito minimo per le disoccupate (e anche i disoccupati). Manca però, anche in questo caso, una più specifica volontà nel tutelare le donne che sono sole, hanno figli a carico o, ancora, che non possono fare figli per il fatto di avere un lavoro che non permette loro di chiedere un periodo di aspettativa per la maternità.

Foto | © Getty Images

  • shares
  • Mail