Donne più a rischio di sviluppare disturbi mentali rispetto agli uomini

Lo rivela uno studio dell'Università di Oxford: le donne corrono un rischio del 40% maggiore rispetto agli uomini di avere disturbi mentali.

La notizia farà forse sogghignare qualche "gentleman" che altro non attendeva che una conferma ufficiale a certe idee. Eppure da ridere non c'è proprio nulla. Una ricerca scientifica recente, coordinata dal professor Daniel Freeman, psicologo clinico dell'Università di Oxford, mostrerebbe una maggiore propensione delle donne a sviluppare disturbi mentali a causa del loro ruolo sociale, indubbia fonte di ansie e stress.

La ricerca si è basata sull'analisi di studi epidemiologici provenienti da Europa, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. Il team del professor Freeman ha così visto come vi fossero delle sostanziali disparità di genere fra le problematiche mentali analizzate. In particolare le donne apparivano più predisposte a lamentare disturbi di tipo depressivo, attacchi di ansia e di panico, mentre il punto debole degli uomini era più l'abuso delle sostanze stupefacenti.

Ma da dove nasce questa predisposizione femminile alla depressione? È presto detto: il ruolo sociale della donna moderna è fonte di ansie e stress che spesso sfociano in disturbi della psiche più o meno gravi. Sotto accusa ci sono le responsabilità di crescere ed educare i figli nel modo migliore, la responsabilità di curare la casa, la disparità retributiva e la difficoltà maggiore di fare carriera rispetto alle controparti maschili.

Inutile dire che tale ricerca si è tirata addosso una serie di critiche e scetticismi anche solo nel Regno Unito, da dove è partita. La professoressa Kathryn Abel, del centro per la salute mentale delle donne alla Manchester University, ha tacciato lo studio come a rischio di "cherry picking", un termine rubato al marketing che in questo caso indica la propensione degli studiosi a prendere in considerazione solo i dati più scontati, quelli più "a buon mercato".

La lamentela della Abel non è infatti priva di fondamento, in quanto la ricerca di Freeman non ha tenuto conto di alcuni fattori importanti, quali l'età dei pazienti e il contesto sociale. Tuttavia, lo studio non ci appare poi così inutile, in quanto mostra una questione importante da non sottovalutare. A livello sociologico e sociale è fuori di dubbio che ci sia stata un'evoluzione del ruolo della donna nella sua quotidianità. Così come sono assodate le ansie citate che appartengono soprattutto alla sfera femminile.

Partire da questo assunto per venire maggiormente incontro alle esigenze della donna a noi appare solo un punto a favore della psicologia contemporanea. E tuttavia, ben vengano tutte le precisazioni del caso, sempre per la medesima ragione.

Via | The Guardian
Foto | da Flickr di martinak15

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