Il Lavre, il Truc, la Balina. Non sono parole senza senso, ma nomi di giochi. Giochi di una volta, che resistono contro i videogiochi e le varie applicazioni, presentati nel libro “Giochi tradizionali d’Italia- Viaggio nel Paese che gioca” edito da Ediciclo.

Un viaggio da Nord a Sud alla scoperta dei giochi di una volta e della cultura del gioco che da secoli persiste, tramandata da comunità a comunità di generazione in generazione.
Il Lavre, ad esempio, è un gioco che si fa a Trieste soffia forte il Lavre, un mix tra le bocce e il piattello, ancora vivo tra gli abitanti che si sfidano in veri e propri tornei nelle pinete.

A Treia, in provincia di Macerata, si gioca invece alla “disfida del bracciale“, che è un gioco antichissimo e consiste nel giocare a pallone ma con le mani, che non è la pallavolo, ma un gioco manuale nato in età romana e durato per secoli, finchè non si è deciso di seguire la palla con i piedi. Qui a Treia invece ancora si portano avanti le tradizioni con sfide nello sferisterio.

Il Truc invece è un gioco che arriva da Cividale del Friuli. Il nome deriva dal rumore delle uova, protagoniste del gioco che si svolge soprattutto durante le feste di Pasqua. Durante quei giorni per tutto il paese si ergono arene di sassi e sabbia, i Truc appunto, attorno a cui si affollano bambini per lanciare le proprie uova colorate. Uova che devono ruzzolare e superare quella avversaria.
E ancora: a Casalmaggiore lo sport ufficiale si chiama Sbürla la rôda, “spingi la ruota”, che consiste proprio nel rincorrere una ruota con il bastone, cercando di superare gli altri.
Giochi che si fanno in tutta Italia, magari con un nome diverso, ma con un unico scopo: divertirsi, semplicemente.

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