Dove potevano nascere, se non in Italia, i Caschi blu della cultura? Mentre fluttua ancora nell’aria di Pompei la polvere sollevatasi nei crolli della Villa dei Misteri e della Casa dei Gladiatori, mentre siti archeologici come la Valle dei Templi sono in uno stato di abbandono e il Foro Romano adiacente al Colosseo chiude le visite alle 15.30, l’Italia sale in cattedra per diventare paladina del patrimonio culturale mondiale.

Fare dell’Italia la base dei Caschi blu dell’Unesco è un po’ come chiamare Dick Fuld a presiedere l’Fmi dopo l’ottimo lavoro fatto con Lehman Brothers. A quanto pare, però, la realtà è più bizzarra di qualsiasi paradosso si possa inventare.

Il ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, quest’oggi ha salutato con orgoglio la firma del memorandum tra Italia e Unesco per la costituzione di Unite for Heritage, i cui componenti sono già stati ribattezzati “Caschi blu per la cultura”:

“Siamo il primo Paese che mette a disposizione dell’Unesco una task force completamente dedicata alla difesa del patrimonio culturale mondiale. Spero siano molti i paesi a seguire questa strada”.

Su quest’ultima speranza non si può che concordare: speriamo che oltre all’Italia ci siano anche altri Paesi a proteggere la cultura, visto che in Italia, nell’ultimo decennio, il settore è stato fatto letteralmente a pezzi con un disinvestimento da parte dei Governi di destra e di sinistra che ha ridotto il patrimonio artistico-culturale più ampio del mondo a un sistema in cui precari e volontari hanno preso il posto dei professionisti e in cui i dati trionfali sugli ingressi vengono mensilmente “dopati” dalle domeniche a ingresso gratuito.

“Siamo entrati in un tempo che non pensavamo di dover vivere. Il patrimonio del mondo non è più minacciato nel corso di un conflitto dalle azioni di guerra, come avveniva nella seconda guerra mondiale. Ora la distruzione viene filmata e usata come propaganda, a simbolo dell’eliminazione della cultura diversa. Il patrimonio culturale è di tutti e tutti abbiamo il dovere di proteggerlo e difenderlo”,

ha poi aggiunto Franceschini facendo riferimento agli scempi perpetrati dallo Stato Islamico a Palmira o nei musei e nei siti archeologici dell’Iraq.

Alla presenza della direttrice dell’Unesco, Irina Bokova, e del ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, sono state illustrate le modalità operative di Unite for Heritage. L’unità specializzata sarà formata dal nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale e dagli istituti del Mibact, istituto superiore per la conservazione e il restauro, opificio delle pietre dure, istituto centrale per la documentazione e il catalogo e istituto centrale per la conservazione e il restauro per il patrimonio archivistico e librario.

Il centro di formazione Unesco avrà sede a Torino: nel capoluogo verranno formati i funzionari che si occuperanno della difesa del patrimonio artistico e culturale del pianeta. Il progetto di Unite for Heritage ha preso il via nell’ottobre 2015 quando è stata approvata una risoluzione all’Unesco presentata dall’Italia e cofirmata da 53 Paesi. Da oggi, dunque, i caschi blu della cultura sono una realtà.

Via | RaiNews

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