Silvia Chizio, la modella che denuncia la violenza dell'ex marito su Facebook

Viene dal Veneto e non ne può più: ha bisogno che la sua storia sia conosciuta e deve sfogarsi. Non pensava di scatenare un putiferio, ma ne parlano tutti.

Silvia Chizio denuncia il marito su Facebook

Silvia Chizio denuncia le violenze dell'ex marito su Facebook

Silvia Chizio denuncia le violenze dell
Silvia Chizio denuncia le violenze dell

Silvia Chizio è una modella nata a Venezia il 13 gennaio 1983, come racconta il suo sito ufficiale. E' una donna molto bella ed è mamma. Ha un passato e un presente di sfilate e di concorsi di bellezza. Ma ha alle spalle anche una storia tragica.

Giovedì ha deciso di raccontare questa storia.

E di denunciare in questo modo, pubblicamente, l'ex marito, scrivendo su Facebook (come aveva fatto, lo ricorderete, Anna Laura Millacci a proposito delle presunte violenze di Massimo Di Cataldo. Scriviamo "presunte" perché la questione è sfociata in un'indagine e andrà fatta chiarezza):

«Ero sposata, incinta di sei mesi con una gravidanza a rischio quando è successo la prima volta. Stanca dei suoi viaggi di piacere in Russia e della mia solitudine quotidiana ho detto basta. Per questo sono stata ferocemente picchiata e presa a calci. Ho riportato la frattura del timpano, lussazione della mandibola, rottura del legamento mandibolare dx, inversione totale vertebre cervicali con lieve uscita del disco ifravertebrale. Ho raggiunto l'ospedale anche se lui minacciava che se avessi detto qualcosa mi avrebbe fatta rotolare dalle scale. La querela per lesioni gravi è partita dall'ospedale. Ma io poi per paura ho ritirato tutto. Lui prometteva di farsi curare di cambiare ma questo è stato solo il primo episodio di una lunga serie di violenze. Fortunatamente Alice è nata e le percosse subite non hanno causato un aborto. Oggi questa persona infelice continua a volermi rovinare la vita. Vuole togliermi il sorriso, con i suoi soldi vuole togliermi ció che ho di più caro al mondo. Mia figlia!
Io voglio dire basta. E non mi importa se faró,come dice lui a mia madre, la fine della ragazza uccisa a Montebelluna.
Basta a questa vergogna!!!
Tutti ora devono sepere cosa ho vissuto!»

Una storia drammatica. Purtroppo, come ce ne sono tante, troppe, che restano nascoste, non denunciate.

La vicenda è stata ripresa online, poi da quotidiani locali, quindi è finita anche sul Corriere della Sera. E, come capita spesso in questi casi, tutti si sono sentiti liberi di dire la loro. Di attaccare la vittima prima di provare a capire.

Lei, un po' illusa, forse (come si fa a pensare che oggi, se si scrive una cosa del genere pubblicamente su Facebook?) dice che non avrebbe voluto che la questione diventasse oggetto di articoli e gossip. Ma poi spiega di essere determinata.

«Oggi i giornali hanno parlato di quanto mi è successo. Io speravo che ció non avenisse. Da ieri comunque, che ho trovato in me il coraggio di raccontare qualche episodio della mia triste vicenda, mi sento un pochino meglio forse grazie alla solidarietá che mi avete dimostrato tutti. Per questo vi ringrazio.
Voglio dire con tutta la forza che ho in corpo che sono intenzionata più che mai a confrontarmi in tribunale con il mio ex marito su questi temi e dal momento che lui ha negato ancora una volta in modo ignobile e tramite il suo avvocato le sue responsabilità sono pronta a portare come testimonianza: referti clinici querele, tutto il materiale che ho a disposizione!»

Pochi minuti fa, ha nuovamente aggiornato il suo Facebook:

«Ringrazio tutti coloro che mi scrivono per manifestare la loro solidarietà. In queste ore mi sono arrivate centinaia di messaggi. Mi scuso se non riesco a rispondere a tutti perchè questo pomeriggio voglio trascorrerlo con i miei bimbi in piscina e non su facebook. Tante ragazze mi hanno scritto dicendo di vivere situazioni gravi e molto simili a quanto successo a me. Io esprimo a loro la mia più totale comprensione e le invito a rivolgersi al più presto a chi puó fare qualcosa per loro. Un abbraccio a voi anche se virtuale. Grazie! Ora mi sento meno sola..vivere nella paura è come non vivere!»

Silvia, come avete letto, ha precisato di avere le prove di quello che dice e di essere intenzionata ad andare fino in fondo.

Se la sua storia è vera, e non si vede perché si dovrebbe dubitarne (per quale motivo, diversamente, si sarebbe esposta così tanto?), non si può che esprimerle tutta la nostra solidarietà.

Foto da Facebook

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