Dal ginecologo con le autoreggenti, il botta e risposta tra la Littizzetto e la dottoressa

Il botta e risposta tra la dottoressa Bruna Scarcia, che invita le donne ad andare dal ginecologo con le autoreggenti, e Luciana Littizzetto


Torniamo sulla questione della visita ginecologica con la gonna e le autoreggenti, il cartello che è apparso nel consultorio di Gallipoli qualche giorno fa e che ha fatto indignare molte donne e anche il direttore generale dell’Asl di Lecce, Valdo Mellone, che ha fatto rimuovere immediatamente il cartello. Domenica scorsa a Che tempo che fa, Luciana Littizzetto ha un po’ ironizzato sull’argomento che – effettivamente – si presta molto!

Luciana con il suo solito piglio polemico ha dato voce al pensiero di molte donne aggiungendo quel tocco di ironia alla sua maniera che rende tutto leggero ma arriva dritto al cuore della questione. Come ci si veste per andare dal ginecologo? In effetti la domanda è lecita e le autoreggenti sono considerate un abbigliamento sexy e non comodo, ma secondo me dobbiamo essere noi a dare la giusta connotazione ai capi che decidiamo di indossare.

L’aspetto su cui insiste Luciana Littizzetto è che la visita ginecologica crea già qualche disagio, invitare all’utilizzo delle autoreggenti per ottimizzare i tempi e non perdere minuti preziosi per spogliarsi e rivestirsi non è molto rispettoso. Se volete ascoltare quello che dice potete portare il video direttamente al minuto 13:35, batte un po’ sulla questione divertente della faccenda e tocca argomenti giusti, ma forse li esagera un pochino…

La dottoressa Bruna Scarcia ha risposto a Luciana ed ha inviato una lettera alla redazione di “Che tempo che fa”. Ecco cosa ha scritto:

“Egregia signora Littizzetto lei svolge il lavoro più nobile del mondo: quello di portare un sorriso nelle case. Da anni con ironia, arguzia, intelligenza e leggerezza ha saputo scandagliare le tematiche femminili e quelle maschili. Mi meraviglia dalla vicenda che mi vede coinvolta lei abbia colto solo la parte boccaccesca e non quella della responsabilità sociale che deve coinvolgere tutti nel cercare di promuovere una efficace educazione alla prevenzione primaria, al fine di ridurre al minimo l'utilizzo degli antibiotici e per evitare il diffondersi dell'antibiotico-resistenza".

La lettera integrale la potete leggere qui, ed in effetti la dottoressa gioca la carta dell’igiene e della salute, non le possiamo dare torto, ma oggettivamente, si potevano dare consigli verbali (di persona o al telefono), al posto del cartello.

Voi che ne pensate?

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