Naturalmente Infertile di Stefania Tosca e Luisa Musto, l'intervista di Pinkblog alle autrici del libro

Pinkblog ha intervistato Stefania Tosca e Luisa Musto, curatrici del libro "Naturalmente Infertile", dedicato ai delicati temi dell'infertilità e della procreazione assistita

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Il forum online di Strada per un Sogno, dedicato al tema della fecondazione assistita nasce nel 2010 e nel 2013 sorge l’omonima ONLUS con l’intento di dare supporto e corretta informazione alle donne che sognano di diventare mamme ma non ci riescono in modo tradizionale. Le fondatrici del progetto sono Stefania Tosca e Luisa Musto, autrici del libro "Naturalmente infertile. Storie di strade e di sogni" edizioni Graphe.it, un volumetto che raccoglie dieci racconti di vita di altrettante donne, iscritte al forum e unite da un unico desiderio: diventare madri.

Pinkblog ha intervistato Luisa e Stefania per chiarire alcuni punti del libro e spiegare a cuore aperto cosa si cela dietro a questo delicato mondo fatto di attese, delusioni, sofferenza ma anche gioia e riscatto.

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Come è nata l’idea di raccogliere le storie più significative delle iscritte al forum per trasformarle nel libro Naturalmente Infertile? E quale è stata la reazione da parte della community quando avete parlato del progetto?

Stefania: L’idea era nella nostra testa da sempre. Moltissimi percorsi sono stati vissuti direttamente anche da noi attraverso legami intensi nati con le ragazze. Volevamo però raccontare il vero lato della PMA. Non quello spettacolarizzato in tv. Nessun caso eclatante. La normalità. Partendo proprio dal titolo: “Naturalmente infertile”: E’ la natura che ci ha reso infertili o sterili.
Luisa: Le nostre iscritte sono state da subito entusiaste del progetto e si sono offerte in molte, molte di più di quelle che avremmo potuto inserire. La garanzia dell’anonimato ha fatto sì che non ci fosse difficoltà. In un paio di casi, per quanto riguarda le storie che ho scritto io, ho anche chiesto se desiderassero l’omissione di questo o quel particolare e mi è stato risposto di no. Volevano essere utili agli altri.

Oltre al desiderio di essere madri, le protagoniste del libro sono accomunate da solitudine e senso di colpa per non riuscire a concepire. Perché una donna arriva a sentirsi “in difetto” e a nascondersi (talvolta anche dalla famiglia) quando presenta problemi di infertilità?

Stefania: Tutti domandano: “perché non adottate?”. Senza sapere che ad un ex malato di tumore un bimbo in adozione non lo danno. Che l’adozione ha costi elevatissimi (spesso si parla di cifre che oscillano dai 30.000 ai 60.000). Inoltre non vedo perché una donna debba giustificarsi se desidera vivere la gravidanza e avere la pancia. Tutto questo non aiuta le coppie a parlare apertamente di fecondazione.
Luisa: Il problema è atavico. La donna è “fatta per procreare” e sente su di sé le aspettative del suo compagno, della sua famiglia, dei suoi amici, oltre che ovviamente le proprie. Chi sa spesso ti invita a rassegnarti, “si vive bene anche senza figli, evidentemente Dio ha un altro disegno per te, sicura che vuoi prendere tutte quelle medicine?”. Analoghe osservazioni non si fanno a chi ha una cardiopatia, nemmeno a chi ha un raffreddore, malattia notoriamente non mortale. L’infertilità non ha la dignità di malattia.

Nel libro si fa spesso riferimento a giudizi poco accomodanti di parenti, amici, conoscenti e persino padri spirituali e medici delle protagoniste, che considerano un capriccio il voler mettere al mondo un figlio in modo non convenzionale. Il microcosmo del libro riflette realmente il macrocosmo della realtà sociale italiana?

Stefania: Si, siamo davvero così chiusi. La gente se non prova sulla propria pelle non comprende. La genitorialità è ancora legata a vecchi meccanismi mentali. La situazione è molto diversa all’estero. Innanzi tutto anche i singles possono accedere a tecniche PMA (eterologa) e le coppie omosessuali. Ma senza andare a parlare di casi specifici la stessa genitorialità è vissuta diversamente. Ricordiamoci che in Spagna la stessa Regina Letizia è ricorsa alla fecondazione assistita. Qui da noi molto probabilmente si sarebbe detto che è stato un miracolo della natura.
Luisa: Sì, purtroppo sì. Basta leggere i commenti sui giornali on line relativi alle recenti notizie sulla fecondazione eterologa che è stata finalmente resa legale in Italia. Commenti offensivi e francamente anche ignoranti, proprio nel senso che vengono dati senza informarsi. All’estero per loro fortuna le cose sono molto diverse.

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A vostro giudizio le cause di infertilità dei tempi moderni sono le stesse di 50 anni fa o la modernità ha influito in qualche modo sulla capacità di procreare?

Stefania: Questo non lo possiamo dire con certezza. In epoca moderna abbiamo statistiche su cui ragionare. Un tempo se una donna non aveva figli non si sapeva. Certamente ha influito sulla possibilità di procreare l’età. Un tempo una donna diventava madre tra i 18 e i 22 anni. All’apice della fertilità. Oggi in media il primo figlio si da dopo i 32/33 anni. Sono aumentati invece i tumori maschili. Oggi i ragazzi non vanno dall’andrologo, invece dovrebbe essere prassi portarli da uno specialista così come si fa con le ragazze al menarca.
Luisa: Sicuramente la nuova realtà sociale, che vede i giovani in forte difficoltà nel loro viaggio verso una indipendenza economica ha fatto la sua parte. Spesso si cerca una maternità ben oltre i 30 anni e sappiamo bene che per una donna la fertilità cala drasticamente dopo i 35. Inquinamento, stress e stili di vita meno salutari sono altre cause di riduzione della fertilità. Però dalla nostra abbiamo dei progressi della scienza. Anni fa una coppia sterile non aveva alcuna possibilità di coronare il proprio sogno. Oggi questo è spesso possibile.

Da pochissimo è caduto in Italia il divieto alla fecondazione eterologa, sancito dalla ben nota legge 40. Ma fino a poco tempo fa una coppia che voleva ricorrere alla donazione esterna doveva necessariamente “fuggire” verso le cliniche estere. Come si sente una donna che non vede tutelato dal proprio Paese il diritto ad essere madre con questa opzione?

Stefania: Come si sente la coppia? Si sente fuori-legge. Non accettata dal proprio Paese. Un malato di serie B. Non avere la possibilità di fare una cosa che si fa in tutta Europa perché il legislatore, in uno Stato laico, ha scelto per te non lasciandoti libera scelta è tremendo.
Luisa: Si sente ovviamente tradita. E giudicata, visto che quando se n’è iniziato a parlare i commenti sono stati davvero terribili da parte di molte persone. Addirittura c’è stato chi ha detto che non aveva intenzione di pagare con le sue tasse il capriccio di chi non può diventare madre e lo vuole essere per forza. Umiliante.

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segue Intervista a Stefania Tosca e Luisa Musto

Parlando ancora di eterologa, le storie del libro raccontano che per chi l’ha scelta il DNA è solo un dettaglio. Ma quanto può essere difficile per due futuri genitori accettare che il figlio che aspettano grazie all’eterologa non avrà i loro geni?

Stefania: Molte donne e molti uomini non sono affatto preoccupati o interessati dal DNA. Quelli che invece passano attraverso una dura accettazione una volta nato il bambino se ne dimenticano proprio. L’epigenetica ci spiega che è fortissimo lo scambio tra madre e figlio nei 9 mesi della gravidanza. La madre che ospita il bambino è in grado di cambiare l’imprinting originario trasmettendo parte delle sue caratteristiche.
Luisa: Le storie e quindi anche le reazioni sono varie. C’è chi vive un vero e proprio lutto, ma anche chi considera questo passaggio naturale, quando si apprende che con i propri gameti una gravidanza non è possibile. Nel libro c’è chi ha sofferto molto e chi invece ha accolto questa nuova strada con gioia e senza troppo tormento.

Naturalmente Infertile è un libro raccontato da donne che hanno vissuto l’esperienza della difficoltà di concepimento. Ma che succede quando è lui la causa dell'infertilità della coppia?

Stefania: L’uomo confonde e sovrappone la fertilità alla virilità. E’ molto più complesso sotto alcuni aspetti psicologici.
Luisa: L’uomo mediamente vive la sua fertilità come un naturale completamento della sua virilità. Una donna infertile non si sente meno “femmina”, un uomo infertile spesso si sente meno “maschio”. Paradossalmente è più semplice la situazione quando è la donna la responsabile dell’infertilità di coppia.

Una problematica che salta subito all’occhio leggendo il libro è che le coppie che vivono il dramma dell’insuccesso nel diventare genitori sono spesso portate ad avere anche problemi di rapporto. Come si fa a salvare la relazione in questi casi?

Stefania: Bisognerebbe imparare a parlare. A dirsi anche il non detto. Ovviamente il percorso è differente. L’uomo non cerca informazioni, non si confronta e non parla. La donna cerca supporto sui forum e sviscera tutto.
Luisa: In camera da letto irrompe un terzo soggetto: la medicina. Difficile mantenere spontaneità. Poi chiaramente giocano un ruolo i sensi di colpa o umane tentazioni di “incolpare” l’altro, anche non in modo palese. Non tutte le coppie ce la fanno. Le soluzioni di chi supera la bufera sono variabili, ma il dialogo rimane la principale.

La lettura del libro fa emergere un tema assai dibattuto ai giorni nostri, che è quello della maternità in età avanzata (dopo i 45 anni). Faccio una domanda provocatoria: è giusto a vostro parere cercare un figlio quando si sono raggiunti gli “anta” già da un po’?

Stefania: Questo percorso mi ha insegnato a non giudicare. Pertanto ogni caso è a se. Non sempre queste donne si sono “svegliate” dopo i 45 anni a desiderare un figlio. Una nostra associata è diventata mamma di due gemelle a 48 anni ma prima alle spalle ha 20 anni di percorso PMA e un matrimonio fallito a causa della sua infertilità (ripudiata dalla famiglia di lui). Solo con il secondo marito è riuscita a diventare mamma grazie all’eterologa.
Luisa: Ci sono molte mamme naturali over 40. Perché lo scrupolo dovrebbe riguardare solo una donna infertile? Chi sostiene che una donna di 42/43 anni che desidera un figlio sia egoista dovrebbe farsi un giro nei reparti maternità. Sosterrebbe la stessa cosa davanti a una donna che sia ricorsa alla fecondazione assistita?

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Nonostante i tanti passi avanti del cammino verso una maternità più libera e riconosciuta, ci sono ancora dei temi tabù, come quello della maternità surrogata. Come mai di queste cose si parla ancora pochissimo?

Stefania: Perché sono temi scomodi che si intersecano con molti problemi. Etici, pratici, morali ed economici.
Luisa: L’Italia è un paese ancora molto influenzato dalla mentalità cattolica. La laicità di leggi e opinioni è un traguardo ancora lontano. E i media non aiutano. Preferiscono far notizia piuttosto che parlare di una donna di 30 anni cui per un tumore viene asportato l’utero o di una con una grave malformazione come la protagonista del nostro racconto. Quelle non fanno notizia, una vip che non vuole ingrassare sì. Sarebbe ora di fare corretta informazione. Questo è anche uno degli scopi del libro del resto.

Mi ha molto colpito un aspetto che prima della lettura del libro ritenevo ovvio e che invece ho capito non essere così scontato: il medico-amico. Quanto è importante poter contare su questa figura?

Stefania: Fondamentale. Deve essere un gioco di squadra. La donna deve fidarsi del medico e questo deve ASCOLTARE la paziente.
Luisa: Personalmente per me è stato basilare. Devo alla donna che ha seguito i miei tentativi moltissimo anche in termini umani oltre che di competenza medica e mi capita di consigliarla ad amiche che non sanno dove andare e da chi farsi ascoltare. A volte si dimentica che l’infertilità è una patologia che non tocca solo il fisico ma anche l’anima.

Strada per un Sogno non è solo un forum per le sue iscritte, ma una vera e propria famiglia piena di sorelle solidali. Cosa vi sentite di dire alle tante donne che vivono una situazione di difficoltà o impossibilità di concepimento ma che sognano la maternità?

Stefania: Di non avere paura. E’ vero è un percorso difficile, tortuoso, complesso e fatto di molti fallimenti prima di arrivare ad avere un bimbo in braccio ma è anche un percorso arricchente. Se affrontato con il giusto supporto è sicuramente meno angosciante.
Luisa: La solitudine e l’isolamento sono terribili nemici. Quello che mi sento di dire è di uscire dalle proprie 4 mura di comprensibile paura e a volte di vergogna per incontrare altre donne cn cui parlare e confrontarsi. Noi siamo a disposizione per fugare dubbi e dare supporto a tutte.

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