La rete lancia l’hashtag #nessunascusa per la ragazza della Fortezza

Shock per la sentenza di assoluzione degli stupratori di Fortezza da Basso. La ragazza violentata scrive una lettera alla rete e dai social network parte una petizione per sostenerla. Hashtag: #nessunascusa

Era il 2008 quando Firenze fu scossa da un fatto di cronaca, presto caduto nel dimenticatoio a vantaggio di episodi più pregnanti. La Fortezza da Basso fu infatti teatro di uno stupro di gruppo ai danni di una giovane ragazza, che ebbe poi il coraggio di denunciare i suoi aggressori, portandoli in tribunale.

Oggi di quel caso se ne riparla, ancora più tristemente di ieri oseremmo dire, visto che due giorni fa è arrivata un’amara sentenza da parte della Corte d’Appello di Firenze: assolti tutti. E nessuna giustizia per chi quelle violenze sessuali le ha subite, portandosi dentro un lacerante dolore per anni.

La vittima, oggi 30enne, ha affidato la sua frustrazione ad un pubblico sfogo su internet, dove racconta anche dei suoi attacchi di panico, dei flashback, della depressione, degli psicofarmaci e dei tentativi di suicidio degli ultimi sette anni, conseguenza delle piaghe psicologiche mai rimarginate.

La rete, almeno per una volta, ha accolto la lettera aperta della ragazza dimostrandole solidarietà e appoggio, tanto che sta diventando virale una petizione per sostenerla. Con l’hashtag #nessunascusa, il gruppo Facebook denominato Rete della Conoscenza, ha voluto mostrare la propria disapprovazione riguardo alla sentenza di assoluzione, con foto e scritte esaustive su quanto scollature profonde e modo di fare disinibito non siano alibi accettabili per uno stupro.

La linea seguita in tribunale dalla difesa, purtroppo vincente, è stata infatti quella di dimostrare che la ragazza non ha mai avuto una condotta morale ineccepibile, parlando di stile di vita dissoluto, di “soggetto provocatorio” dalla “sessualità confusa”. Qualcuno, a detta della giovane donna, l’ha persino definita una escort, arrivata alla denuncia perché insoddisfatta di un presunto pagamento alle sue prestazioni.

Scrive la ragazza nella sua lettera:

…la violenza che mi è stata arrecata quella notte, la violenza dei mille interrogatori della polizia, la violenza di 19 ore di processo in cui è stata dissezionata la mia vita dal tipo di mutande che porto al perché mi ritengo bisessuale […] Se potessi tornare indietro sapendone le conseguenze non so se sarei comunque andata al centro antiviolenza. Ma forse sì, per ripetere al mondo che la violenza non è mai giustificabile

E di fatti, la violenza non è mai giustificabile.

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