Women in Science 2018, le ricercatrici premiate

Women in Science è un'iniziativa promossa dalla Foundation L’Oréal e dall’Unesco per dare valore alle donne di scienza: ecco le storie delle cinque ricercatrici premiate quest'anno

Il Male Champions for Women in Science è un'iniziativa promossa dalla Foundation L’Oréal e dall’Unesco per aiutare le donne ad esprimersi nel campo nella scienza e a raggiungere i risultati che meritano. Vengono stanziati dei fondi che diventano borse di studio per delle talentuose scienziate, per dargli l’opportunità di lavorare ai loro progetti potendo contare su dei fondi, dato che la ricerca è l’ennesima “vittima” della crisi economica. Nel corso degli anni sono state date 3100 borse di studio a scienziate in vari campi e in tutto il mondo. Tre di queste, Ada Yonath, Elizabeth Blackburn, Christiane Nusslein-Volhard, hanno vinto il Premio Nobel rispettivamente per la chimica, la biologia e la medicina.

Women in Science 2018

Quest’anno sono state premiate cinque donne: un premio alla carriera e quattro a talentuose ricercatrici in campo medico. Mee-Man Chang è una paleontologa cinese di 82 anni che ha lavorato all’estrazione e alla classificazione dei fossili, lei e il suo team non potevano contare neanche su un’automobile ed ogni reperto lo dovevano portare a mano fino alla stazione dei treni più vicina. Mee-Man Chang voleva fare medicina ma la sua famiglia decise di mandarla a Mosca a studiare paleontologia, dopo anni a fare questo lavoro, è stata riportata in Cina a lavorare nei campi. Il premio che le hanno donate è un riscatto e un riconoscimento per l’immenso lavoro che ha fatto.

Le quattro donne premiate sono scienziate che nel corso degli ultimi anni hanno fatto delle ricerche particolarmente importanti. Caroline Dean si occupa di biologia molecolare, invece Janet Rossant è una ragazza inglese che lavora a Toronto e svolge studi nel campo della genetica. Amy T. Austin è un’ecologa che lavora in Patagonia dive studia il rapporto tra il suolo e i cambiamenti climatici. Infine c’è Heather Zar che è una bravissima pediatra dell’Università di Cape Town che ha inventato degli speciali inalatori, ricavati da bottigliette di plastica riciclate, che porteranno le cure per l’asma anche nei paesi più poveri, dove anche una patologia che altrove è perfettamente curabile, o che almeno che si può tenere sotto controllo, lì diventa letale.

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