Il femminicidio di Elisa Pomarelli, quando a ferire è anche la stampa

Il femminicidio di Elisa Pomarelli trasformato dalla stampa in una soap opera romantica.

femminicidio di Elisa Pomarelli

Il femminicidio è un problema reale, esiste e in Italia le donne uccise dagli uomini che non riescono ad accettare un “no”sono tante, sono troppe. Elisa Pomarelli è stata uccisa a Piacenza a soli 28 anni da un uomo che non voleva accettare il fatto che loro fossero solo amici, che lei non avesse alcun interesse nei suoi confronti, se non come amico. Non ci sono “giganti buoni”, “raptus di follia “, “troppo amore”, è un omicidio non una soap opera dai risvolti romantici.

Elisa Pomarelli è stata strangolata in un pollaio in campagna, seppellita sottoterra in mezzo al nulla e lasciata lì per 14 giorni. Il suo omicida, Massimo Sebastiani di 45 anni, si è nascosto vicino a dove l’aveva sepolta e morbosamente andava a trovarla, le ha tolto la vita ed è sparito, aiutato dall’ex suocero che gli ha procurato un nascondiglio. Non c’è nulla di romantico in una ragazza di 28 anni che accetta un invito a pranzo da un suo amico e 20 minuti dopo essersi alzata da tavola, viene uccisa.

Non esiste il troppo amore e non esistono i raptus di follia. Chi ama non uccide, non ferisce e non sotterra un corpo. L’assassino non è un gigante buono come hanno scritto su “Il Giornale”, è un omicida che merita di essere punito e di scontare in prigione tutta la pena che gli verrà inflitta, senza accampare scuse, alibi e momentanee infermità mentali.

Pare che a Elisa Pomarelli piacessero addirittura le donne e che quindi non ci fosse nulla con Massimo Sebastiani, era tutto nella sua testa. Quando la pressione è diventata troppa e gli inquirenti si stavano avvicinando Sebastiani si è costituito, ha raccontato in lacrime tutto quello che era accaduto e ha portato i poliziotti nel luogo in cui aveva sepolto la ragazza.

Le vittime meritano rispetto e professionalità da parte della stampa, non si può trasformare tutto in una storia da copertina.

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