L’abbigliamento per ginnastica artistica che fa discutere: il body è davvero sessista?

L’abbigliamento per la ginnastica artistica che mette a disagio tante atlete in tutto il mondo: il body è davvero un capo sessista?

Nelle ultime settimane il mondo della ginnastica artistica ha subito uno scossone a causa di un accessorio che ormai tutti noi conosciamo molto bene. Stiamo parlando del capo di abbigliamento per la ginnastica artistica per eccellenza, ovvero il body.

Lo scorso mese la ginnasta tedesca Sarah Voss, durante la sua performance ai Campionati europei di ginnastica artistica, ha infatti scelto di appendere al chiodo questo attillato indumento e di indossare al suo posto un’elegante tuta intera.

La ragione di una simile decisione la conosciamo ormai molto bene. A spiegarla è stata la stessa atleta attraverso un’intervista rilasciata all’emittente pubblica ZDF, dove la ragazza ha parlato della sua esperienza:

Tutte noi donne vogliamo sentirci bene nella nostra pelle. In uno sport come la ginnastica diventa sempre più difficile man mano che cresci. Da bambina non lo facevo. Non vedevo gli abiti attillati da palestra come un grosso problema. Ma quando è iniziata la pubertà, quando è arrivato il mio ciclo, ho iniziato a sentirmi sempre più a disagio.

Per questa ragione, l’atleta ha dunque scelto di dire “no” al body convenzionale. Al suo posto ha indossato un capo molto più comodo, con il quale ha avuto modo di sentirsi a proprio agio durante l’esecuzione degli esercizi.

Abbigliamento per ginnastica artistica: il body è l’unica scelta possibile?

In realtà le atlete della ginnastica artistica hanno già la possibilità di scegliere fra diversi tipi di outfit.

Oltre al classico body vi sono infatti anche la tuta lunga indossata dalla Voss, e un body meno sgambato, che copre le gambe, garantendo un maggiore comfort. In un’intervista rilasciata a Donna Moderna, Donatella Sacchi, presidente del Comitato tecnico mondiale ginnastica artistica femminile, ha spiegato che attualmente il regolamento ufficiale consente quindi svariate opzioni per le atlete, compresa l’ormai celebre tutina intera (nota con il nome più esatto di “unitard“):

Una ginnasta dell’Azerbaigian l’ha indossata alla Coppa del mondo a Doha nel 2019. Allora la cosa non aveva fatto scalpore: l’atleta era musulmana ma aveva specificato in un’intervista che la scelta dell’unitard non era stata fatta per motivi religiosi, ma perché era il costume più adatto alla performance (in altre occasioni ha infatti indossato il leotard tradizionale). Quindi potremmo dire che le ginnaste tedesche hanno seguito le regole, ma forse in quel contesto è sembrata una novità.

A questo punto verrebbe da chiedersi se quello nato intorno al body per la ginnastica artistica non sia il classico polverone “per nulla”.

In realtà però non possiamo non prendere in considerazione le pressioni sociali che probabilmente molte atlete sono costrette a subire. Proprio a causa di tali pressioni, le ragazze potrebbero adattarsi a un tipo di abbigliamento che – a conti fatti – è oggettivamente quello più diffuso e dilagante.

Quella della Voss – che è stata supportata dalla federazione di ginnastica del suo paese – e di tante altre atlete prima di lei, rappresenta dunque una sfida alle convenzioni. Si tratta di un chiaro segnale di dissenso nei confronti di una cultura che tende a sessualizzare le atlete in ogni ambito, dal nuoto al calcio, dalla corsa fino anche alla ginnastica artistica.

Foto da Pixabay

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