Al via la discussione della proposta di legge sulla settimana corta: vediamo cosa potrebbe cambiare con la riduzione dell’orario di lavoro.

E’ iniziata in Parlamento la discussione della proposta di legge sulla settimana corta. Tre possibilità, una firmata da Nicola Fratoianni con Alleanza Verdi e Sinistra, una da Giuseppe Conte con Movimento 5 Stelle e l’altra da Arturo Scotto con Partito Democratico. Vediamo cosa prevedono e come potrebbe cambiare l’orario di lavoro.

Settimana corta: al via la discussione della proposta di legge

Giovedì 4 aprile 2024 è iniziata in Parlamento la discussione della proposta di legge sulla settimana corta. La Commissione Lavoro della Camera deve prendere in esame tre possibilità: una avanzata dal primo firmatario Nicola Fratoianni con Alleanza Verdi e Sinistra, una da Giuseppe Conte con Movimento 5 Stelle e l’altra da Arturo Scotto con Partito Democratico.

La proposta di Fratoianni mira ad una “riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario” che “favorirebbe un aumento dell’occupazione in alcuni comparti produttivi“, in quanto “c’è un rapporto chiaro fra orari ridotti e tassi di occupazione più elevati“. Se dovesse essere approvata, ci sarebbe una “riduzione dell’orario settimanale di lavoro a 34 ore effettive a parità di retribuzione“, con “l’istituzione di un Fondo di incentivazione alla riduzione dell’orario di lavoro destinato ai datori che adottino una diminuzione di almeno il 10 per cento dell’orario settimanale“.

L’altra proposta di legge porta la firma di Conte e propone “un’organizzazione dell’orario di lavoro che, assicurando parità di retribuzione, garantisca una riduzione del totale delle ore lavorate senza comprometterne la produttività“. In questo caso, si potrebbero “stipulare specifici contratti per la riduzione dell’orario di lavoro, fino alla misura minima di 32 ore settimanali, a parità di retribuzione“, con una diminuzione che “può riguardare sia l’orario giornaliero sia il numero delle giornate lavorative settimanali, fino a 4 giornate“. Per incentivare le imprese ad aderire a questo nuovo orario di lavoro si propone, in via sperimentale per il primo triennio, “l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assicurativi a loro carico, nel limite massimo di 8.000 euro su base annua, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche“.

Senato

Settimana corta: la proposta di legge del Partito Democratico

La terza proposta di legge sulla settimana corta vede come primo firmatario Scotto e come co-firmataria la segretaria del PD Elly Schelein. Molto simile a quella avanzata da Conte, mira alla “definizione di nuovi modelli organizzativi e produttivi nel nostro Paese, imperniati sulla riduzione dell’orario di lavoro, anche nella formula dei quattro giorni lavorativi settimanali. Un provvedimento di sostegno della contrattazione collettiva che, nel rispetto del ruolo delle parti sociali, incentivi la sperimentazione di quelle soluzioni che contestualmente consentano incrementi della produttività e riduzione dell’orario di lavoro, a parità di retribuzione“.

Per il PD i contributi versati dalle aziende dovrebbero essere ridotti del 30% (40% per le professioni gravose), “con esclusione dei premi e dei contributi spettanti all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), con riferimento ai rapporti di lavoro dipendente cui si applicano i contratti collettivi tra le imprese e le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale“. L’esonero contributivo è valido “per la durata del periodo di sperimentazione prevista dai suddetti contratti collettivi e in proporzione alla riduzione di orario di lavoro concordata“.

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ultimo aggiornamento: 05-04-2024