Si può ripercorrere oggi una storia del tatuaggio dalle sue origini per arrivare ai giorni nostri? Ovviamente sì, anche perché a quanto pare si hanno tracce davvero molto antiche dei segni che le persone decidono, per diversi motivi, di farsi disegnare in maniera praticamente indelebile sulla propria pelle.

Chi pensa che l’abitudine di farsi tatuare il corpo sia recente si sbaglia di grosso. Perché è un’usanza antica quasi quanto l’umanità. Le prime testimonianze risalgono a moltissimo tempo fa. Ogni epoca aveva le sue pratiche e i suoi riti, per disegni che via via son diventati sempre più presenti. Il significato dei tatuaggi non è sempre lo stesso, ma la storia di questa pratica ci insegna come, in realtà, i tattoo moderni possano avere molto in comune con quelli dei nostri antenati.

Storia del tatuaggio

Storia del tatuaggio, la prima testimonianza è antichissima

La prima testimonianza che abbiamo di un tatuaggio presente sul corpo di un essere umano risale a moltissimi anni fa. Negli anni Novanta, infatti, gli scienziati hanno trovato sulle Alpi Otzalet un corpo congelato di un uomo che, a quanto pare, è vissuto 5.300 anni fa. Otzi, come lo hanno chiamato, aveva diversi tatuaggi sul corpo, realizzati con del carbone polverizzato su delle incisioni verticali fatte sulla sua pelle. Tatuaggi terapeutici, per lenire il dolore, sono stati rivenuti sulla mummia dell'”uomo di Pazyryk” nell’Asia centrale. Mentre sulla principessa di Ukok, la mummia dell’Altai, hanno individuato un animale che era un mix tra un grifone e un cervo, perfettamente conservato nel permafrost.

In seguito tatuaggi sono stati individuati nell’Antico Egitto e nell’Antica Roma. Gli egiziani hanno lasciato testimonianze dei tattoo nelle pitture funerarie. Ma sono stati rinvenuti anche su alcune mummie di donne. Per quello che riguarda i romani, invece, nel 787 Papa Adriano ha deciso di proibirne la pratica, vista l’usanza dei primi cristiani di farsi tatuare una croce in fronte, a testimonianza della loro fede in Cristo. Come hanno fatto in seguito i Crociati, che sul corpo si facevano “incidere” la Croce di Gerusalemme, così in caso di morte in battaglia i compagni potevano riconoscere la loro fede e dar loro degna sepoltura.

I Cristiani per lungo tempo hanno usato i tatuaggi come simboli religiosi, anche a testimonianza dei loro pellegrinaggi in luoghi santi. Anche se nella clandestinità, visto che per tutto il Medioevo l’usanza è stata proibita. Un’usanza diversa rispetto ad altre religioni, come l’Ebraismo e l’Islam, che invece vietano i tatuaggi permanenti. I musulmani, però, acconsentono l’uso di tatuaggi temporanei con l’uso di henna, pratica molto diffusa tra le donne, in particolare.

Dal 1700 tornando a diffondersi in Europa

Nel 1700, però, i tatuaggi tornano preponetemene protagonisti anche nel Vecchio Continente,. Tutto merito dei marinai europei che li riscoprono nelle popolazioni indigene del Pacifico. Qui avevano un valore simbolico molto importante. Mentre altrove i disegni hanno sempre affascinato, come ad esempio in Giappone, dove si eseguivano a scopo estetico e anche magico (o per marchiare i malviventi, come in altre parti del mondo).

Negli anni Sessanta e Settanta sono diventati simbolo di ribellione ed espressione della cultura hippie. Molto apprezzati dai motociclisti, ben presto hanno conquistato tutti quanti, diventando in seguito un segno importante che rappresenta la propria personalità. Anche se, purtroppo, spesso, si fanno solo per moda e non per reale convinzione.

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